Acquisti on line, scoperta truffa dalla Guardia di Finanza

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La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno, unitamente ai comandi di Napoli e Terni,nell’ambito delle diverse attività di indagine al fine di contrastare i reati di Bancarotta fraudolenta e riciclaggio, ha dato seguito alla disposizione emessa dalla Procura della Repubblica di Salerno a carico di due persone, ritenute responsabili di una serie di reati tra i quali  anche Riciclaggio e autoriciclaggio. Nell’ambito dell’operazione, inoltre, è stato anche eseguito un sequestro di beni per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro.

Nel dettaglio, le fiamme gialle, su disposizione del Gip del Tribunale di Salerno, come da richiesta della locale procura, ha emesso ordinanza applicative di misure cautelari personali e reali nei confronti dei due soggetti di cui uno residente nella penisola iberica. Secondo quanto emerge, pare che destinatari delle indagini effettuate dalle fiamme gialle, è stata la società Bushop, sito on line per la vendita, su tutto il territorio nazionale, di prodotti informatici. Pare che, la società, abbia presentato  alla società Nexi 3319 richieste di storno arrivate dai clienti per pagamenti di merce in realtà mai consegnata, per un ammontare di oltre 883 mila euro.

Si tratta di somme che la Nexi avrebbe poi provveduto regolarmente a riaccreditare ai clienti che, inizialmente avevano richiesto la restituzione delle somme alla Bushop, sena però riceverlo per incapienza patrimoniale della società. Secondo l’ipotesi accusatoria, inoltre, pare che la Bushop  avrebbe disposto delle somme ricevute dai clienti attraverso plurimi bonifici ad altri soggetti (destinatari della misura cautelare reale) senza valide ragioni economiche ovvero avrebbe utilizzato tali somme per costituire nuove persone giuridiche a loro volta destinate a reiterare la commissione degli indicati delitti.

Di fronte alla insolvenza della BUSHOP l’Ufficio di Procura chiedeva ed otteneva dal Tribunale la sua liquidazione giudiziale, all’esito della quale veniva ipotizzato il delitto di bancarotta fraudolenta documentale, patrimoniale ed impropria, ed ipotizzando la presenza di amministratori di diritto e di fatto che, in concorso tra loro, anche avvalendosi dell’opera di un dottore commercialista, avrebbero cagionato dolosamente il fallimento della società, oltre a distrarre il patrimonio aziendale, recando così un pregiudizio ai creditori.

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