Virus, il Vescovo incoraggia a non rifuggire i grandi interrogativi sul senso della vita

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In questo momento di emergenza che stiamo vivendo e che ha travolto anche il Vallo di Diano arriva un messaggio del Vescovo Padre Antonio De Luca che incoraggia a porsi domande, a non rifuggire i grandi interrogativi sul senso della vita.

“Interrogativi e domande accompagnano la nostra esistenza. Una sana inquietudine genera domande sul senso della vita, sui grandi perché che riguardano la sofferenza degli innocenti, la presenza del male nel mondo, le ingiustizie persistenti, le malattie, le pestilenze, le carestie e, infine, la domanda decisiva sul perché della morte. La storia del pensiero umano è sempre riandata costantemente ad un interrogativo decisivo: se Dio c’è, perché il male (si Deus est unde malum)?

Nonostante la nostra attitudine ad offrire risposte, non siamo ancora riusciti, fortunatamente, a bloccare quest’anelito di sapienza che nasce dal cuore dell’uomo. Una intrepida voglia di vicinanza ci spinge ad offrire sempre risposte. Spesso domande appena balbettate vengono occluse da risposte non richieste, stantie, che rasentano l’ovvietà dei luoghi comuni e la stanchezza della continua ripetizione.​ Bisogna educare alle domande, amarle, poiché sono il segno di un sapere incipiente, di una sapienza che vuole volgersi alla completezza. Bisogna contemplare la sconcertante bellezza delle ingenue domande dei bambini, la curiosità dei giovani, la docile umiltà di un adulto che pone domande: sono il segno di un circuito che vuole sormontare le visioni precostituite e si lancia nella coraggiosa prospettiva di riuscire a vedere oltre. Ecco il senso di ogni domanda: aprire varchi verso orizzonti sorprendenti!

Di fronte alle vicende della storia collettiva, familiare, personale, riemergono dei laceranti “perché?“​ ai quale neanche la felice alleanza tra scienza e fede riesce a dare risposte esaustive,​ né a quietare il tormento di un anelito e il desiderio di una visione . Nelle domande risiede la vera maturità dell’animo umano. Chi pone domande si allena all’attesa, argina la dittatura dell’istantaneo, dà il tempo alle emozioni di generare sentimenti, poi progetti, quindi segni. Le domande sono un’esercitazione di lungo corso che apprendono a guardare come risorse anche le cadute, le lotte, le sconfitte e ad abbracciare con soddisfazione i traguardi, le mete e la fatica che le accompagna. Molte domande sono apertura al mistero, all’infinito, all’eterno, sono attesa di vita. È presuntuoso credere di possedere una risposta se non quella nobilissima del silenzio e dell’attesa. A tal proposito, mi piace ricordare il poeta R.M. Rilke «cerca di amare le domande, …non cercare ora le risposte…​ non saresti capace di convivere con esse. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta»”. 

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