Sanità

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Da oggi sono fermi gli esami di diabetologia in regime convenzionato nell’ambito dell’Asl Sa. Sono già esauriti i tetti di spesa trimestrali ovvero le risorse da dare al privato accreditato per il periodo luglio-agosto-settembre.  Le convenzioni dovrebbero riprendere agli inizi di ottobre. Siamo a fine agosto e il problema si ripresenta. Lo stop agli esami di diabetologia va così a unirsi al blocco delle analisi del sangue (ferme dalla scorsa settimana), degli esami diagnostici e delle visite specialistiche come cardiologia e radiologia (dal 9 agosto), medicina nucleare (già dal 20 luglio) e radioterapia (dal 23 agosto).

Ora chi ha bisogno è costretto a pagare di tasca propria l'intero importo delle prestazioni sanitarie richieste non potendo più usufruire delle convenzioni, altrimenti deve inserirsi nelle liste d'attesa delle strutture pubbliche con i tempi ben noti a tutti. Oppure, l’altra triste scelta, è di rinunciare alle cure!

Anche per questo trimestre è stato rispettato il trend dei precedenti con l'esaurimento dei tetti di spesa un mese prima della naturale scadenza. È la novità della programmazione trimestrale ad aver mandato in tilt il sistema con continui ed insopportabili stop. Il monitoraggio trimestrale della spesa, nelle intenzioni, doveva evitare proprio il regolare blocco di esami e visite in convenzione e mantenere sotto controllo la spesa. Per ora i fatti raccontano che ha solo contribuito ad anticipare le criticità di un mese ogni trimestre. Fino allo scorso anno infatti, il mese di settembre ha rappresentato la linea di confine. Dal 2019 invece uno stop c’è stato già a marzo e a giugno.

Rosa ROMANO

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Pubblicato dall'istituto Superiore della Sanità lo studio su relazione tra esposizione a radiofrequenze emesse dai cellulari e patologie tumorali. Dagli ultimi dati presentati,  si rileva che non trovano conferme le ipotesi su possibili danni alla salute.

Nel rapporto pubblicato sul sito ufficiale dell'Istituto Superiore della Sanità lo scorso 22 luglio, infatti, relazionando sul lavoro svolto per analizzare gli effetti delle radiofrequenze, i ricercatori hanno constato che, l'esposizione a radiofrequenze da telefonini cellulari non favoriscono il sopraggiungere di tumori cerebrali e, più in generale, non porterebbero all'insorgere di altre tipologie di tumori.

Lo studio effettuato in un periodo che va dal 1999 al 2017, ha consentito anche di valutare gli effetti in base anche ai cambiamenti della tecnologia.Secondo quanto emerso pare che, l'esposizione si è notevolmente ridotta da 100 a 500 volte con il passaggio dal 2G al 3 e 4G che può ulteriormente ridursi attraverso l'uso di auricolari o sistemi di vivavoce.

Secondo lo studio effettuato da dall'Istituto della sanità inoltre, l'esposizione alle radiofrequenze si ridurrebbe ulteriormente laddove la copertura della rete è migliore. Nonostante siano aumentati nel tempo il numero degli impianti, dallo studio emergerebbe come in realtà l'emissione di radiofrequenze sia in realtà diminuita, probabilmente a seguito anche del passaggio dal sistema analogico al digitale.

Grazie quindi al deciso e rapido miglioramento della tecnologia, si riescono a ridurre in maniera drastica i rischi per la salute. Il possibile insorgere di patologie tumorali potrebbe derivare solo in caso di esposizione in contemporanea a radiofrequenze ed altri agenti cancerogeni. Ipotesi su cui si stanno effettuando studi e ricerche. In sintesi, nel rapporto ufficiale dell'Istituto Superiore della Sanità si legge:

"Dagli studi epidemiologici condotti sull’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenze da telefoni mobili non si evidenziano un incremento del rischio di tumori cerebrali. Inoltre, essi non indicano un incremento del rischio di altri tumori nella regione della testa e del collo. Gli studi epidemiologici - si legge ancora - non indicano incrementi di rischio per altre neoplasie, inclusi i tumori infantili. Un gran numero di studi in vivo ben condotti e basati su un’ampia varietà di modelli animali hanno prodotto risultati prevalentemente negativi".

Anna Maria CAVA

 

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Le affollate coste cilentane del periodo di vacanze, saranno il luogo ideale per intercettare il maggior numero di persone e sensibilizzarli sulla corretta alimentazione a tutela della salute. Parte così il progetto From Farm to Fork, come comunemente gli inglesi definiscono i controlli sugli alimenti a garanzia di qualità.

Ed è proprio per evidenziare l'importanza di conoscere attentamente la provenienza e i giusti valori nutrizionale degli alimenti che quotidianamente consumiamo che è stato attivato il progetto promosso dall'ASL di Salerno ed i particolare dal Dipartimento di Prevenzione e dall'unità operativo di Pomozione della Salute diretta dalla Dott.ssa Rosa Zampetti e che, per cercare di raggiungere il maggior numero di interlocutori possibile, raggiungerà in questi giorni d'estate, i comuni costieri dell'area cilentana dove si registra una massiccia presenza turistica. 9 i comuni coinvolti nel progetto che partirà domani da Agropoli. Successivamente medici, veterniari e tecnici dell'alimentazione saranno il 14 agosto a Santa Maria di Castellabate, il 17 a Palinuro, il 20 a Paestum, il 27 agosto a Eboli con le ultime due tappe del mese di agosto a Sapri e Pioppi rispettivamente il 29 e il 31 agosto. Gli ultimi due appuntamenti sono in programma nel mese di settembre quando i referenti del progetto saranno a Cetara, il 6 settembre e infine a Salerno il 13 settembre.

From Farm to Fork è un programma di sensibilizzazione alimentare deciso anche in virtù dei recenti dati emersi sul monitoraggio di bambini tra gli 8-9 anni che ha confermato come vi sia un'altissima percentuale di bambini in sovrappeso. Un fenomeno dovuto spesso non solo alla ingente quantità di cibo ingerita ma anche alla qualità degli alimenti scelti.

Da qui il programma che vuole sensibilizzare verso una scelta orientata prevalentemente sul prodotto a km 0 tipico della dieta mediterranea con particolare attenzione all'uso di alimenti di stagione. Durante gli appuntamenti, i medici, i vetrinari e i tecnici presenti nelle piazze, incontreranno i residenti e i turisti per  cercare di sensibilizzarli sui temi della corretta alimentazione cercando di favorire la conoscenza e soprattutto la consapevolezza che, essere consumatori di prodotti tipici della dieta mediterranea accompagnata da corretti stili di vita, possono essere fattori determinanti per la tutela della salute.

Anna Maria CAVA

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70 milioni in arrivo per l'ASL di Salerno in materia di edilizia sanitaria ma, di questi 70 milioni le strutture sanitarie del Vallo di Diano non riceveranno nulla.

Sabato mattina il presidente della Regione De Luca ha presentato il nuovo piano di edilizia ospedaliera con lo stanziamento di 1 miliardo e 83 milioni di euro.

Escludendo i quasi 331 milioni destinati alla realizzazione del nuovo Ruggi d'Aragona, nel salernitano arriveranno 70 milioni per l'edilizia sanitaria ossia: 18 milioni a Pagani, 4,5 milioni a Scafati, 4 milioni per realizzare residenze sanitarie assistenziali a Roccadaspide e Pagani, 6 milioni per il distretto sanitario di Eboli e altri 16,1 milioni per l'ospedale, 6,4 milioni a Vallo della Lucania, 6 milioni a Sapri e 4,5 milioni a Capaccio e Mercato San Severino.

0 per il Vallo di Diano. Una esclusione che ha suscitato polemiche per una scarsa attenzione manifestata in investimenti infrastrutturali mentre le attenzioni al territorio arrivano solo se si tratta di finanziare eventi.

Una riflessione da cui partono i referenti della Lega Vallo di Diano. "La regione - scrivono -  fa “piovere” soldi su di noi solo per sagre e sagrette, per la contentezza di alcuni sindaci che del territorio hanno una visione corta e non a lungo raggio, ma quando si tratta di sanità ci esclude sempre. Quest’amministrazione regionale - scriovono - è una vergogna, concede soldi per le feste e non per le cose veramente utili. Ma dove sono i nostri sindaci in questo momento? Nessuno si indigna? NO, nessuno di loro mette in primo piano il territorio. Purtroppo, - dichiarano - del Vallo di Diano ci si ricorda solo per portare l’immondizia".

Unico sindaco ad aver manifestato il suo disappunto è Giuseppe Rinaldi, primo cittadino di Montesano sulla Marcellana che, ricordando come già a febbraio era stato evidenziato come nessun progetto esecutivo di intervento sulla sanità fosse stato inserito nella programmazione del Piano di edilizia ospedaliera."Non basta - scrive Giuseppe Rinaldi - avere un'offerta sanitaria differenziata e irrisolta su alcune questioni come i punti nascita,  ora anche in materia edilizia veniamo dimenticati? Possibile - continua Rinaldi - che dei 400 milioni in arrivo nella provincia di Salerno nessun progetto edilizio per le nostre strutture? Siamo davvero - si chiede in conclusione il sindaco di Montesano - un territorio che, a livello provinciale, è destinato solo a ricevere rifiuti?".

Un intervento deciso alla notizia arriva anche dagli Alburni ed in particolare dal consigliere provinciale Giuseppe Ruberto che commenta ricordando l'appartenenza politica di gran parte dei sindaci del Vallo di Diano sottolineando come il Vallo di Diano continui ad essere penalizzato."Il Vallo di Diano - commenta Ruberto - sempre, puntualmente penalizzato. Va detto - ricorda - che il territorio in questione è anche l'area che registra la più alta percentuale di Sindaci ed amministratori di centrosinistra a guida PD".

Anna Maria CAVA

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