Sanità

Pubblicato dall'istituto Superiore della Sanità lo studio su relazione tra esposizione a radiofrequenze emesse dai cellulari e patologie tumorali. Dagli ultimi dati presentati,  si rileva che non trovano conferme le ipotesi su possibili danni alla salute.

Nel rapporto pubblicato sul sito ufficiale dell'Istituto Superiore della Sanità lo scorso 22 luglio, infatti, relazionando sul lavoro svolto per analizzare gli effetti delle radiofrequenze, i ricercatori hanno constato che, l'esposizione a radiofrequenze da telefonini cellulari non favoriscono il sopraggiungere di tumori cerebrali e, più in generale, non porterebbero all'insorgere di altre tipologie di tumori.

Lo studio effettuato in un periodo che va dal 1999 al 2017, ha consentito anche di valutare gli effetti in base anche ai cambiamenti della tecnologia.Secondo quanto emerso pare che, l'esposizione si è notevolmente ridotta da 100 a 500 volte con il passaggio dal 2G al 3 e 4G che può ulteriormente ridursi attraverso l'uso di auricolari o sistemi di vivavoce.

Secondo lo studio effettuato da dall'Istituto della sanità inoltre, l'esposizione alle radiofrequenze si ridurrebbe ulteriormente laddove la copertura della rete è migliore. Nonostante siano aumentati nel tempo il numero degli impianti, dallo studio emergerebbe come in realtà l'emissione di radiofrequenze sia in realtà diminuita, probabilmente a seguito anche del passaggio dal sistema analogico al digitale.

Grazie quindi al deciso e rapido miglioramento della tecnologia, si riescono a ridurre in maniera drastica i rischi per la salute. Il possibile insorgere di patologie tumorali potrebbe derivare solo in caso di esposizione in contemporanea a radiofrequenze ed altri agenti cancerogeni. Ipotesi su cui si stanno effettuando studi e ricerche. In sintesi, nel rapporto ufficiale dell'Istituto Superiore della Sanità si legge:

"Dagli studi epidemiologici condotti sull’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenze da telefoni mobili non si evidenziano un incremento del rischio di tumori cerebrali. Inoltre, essi non indicano un incremento del rischio di altri tumori nella regione della testa e del collo. Gli studi epidemiologici - si legge ancora - non indicano incrementi di rischio per altre neoplasie, inclusi i tumori infantili. Un gran numero di studi in vivo ben condotti e basati su un’ampia varietà di modelli animali hanno prodotto risultati prevalentemente negativi".

Anna Maria CAVA

 

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