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Bagarre in consiglio della comunità montana ieri sera. Da quanto si apprende pare che l'argomento legato all'approvazione del bilancio di previsione 2018/2020, ultimo tema all'ordine del giorno ha provocato scintille all'interno del gruppo consiliare sollevate da Paolo Imparato. La questione bilancio di previsione potrebbe rappresentare però solo un piccolo fuocherello rispetto a quanto potrebbe accadere alla guida della Comunità Montana.

Pare infatti che si stia consumando una spaccatura in seno al consiglio contro la presidenza di Raffaele Accetta, partendo proprio dal consiglio della comunità montana di ieri sera. Imparato infatti nella discussione della serata pare abbia accusato il presidente della Comunità Montana di intromissione in fatti che riguarderebbero esclusivamente il comune di Padula. Questa la causa scatenante della crisi che ha portato il primo cittadino di Padula ad annunciare voto contrario su tutti gli argomenti in discussione nel consiglio della comunità montana di ieri sera, prima di lasciare l'aula. Durante la serata il presidente Raffaele Accetta ha chiarito la sua posizione con i presenti in aula.

Pare inoltre che da Imparato sia arrivata anche una richiesta ai sindaci del PD di indire un incontro di partito per chiarire la posizione mettendo i discussione il ruolo di Accetta alla guida della Comunità Montana. Da qui la spaccatura che, secondo quanto emerge, potrebbe portare in un prossimo futuro ad un tentativo di cambiamento al vertice della comunità montana. Pare infatti che, seppur nella serata di ieri tutti i provvedimenti siano state regolarmente approvati, si stanno creando delle fazioni all'interno del consiglio con una parte dei comuni che continua ad appoggiare l'attuale presidente Accetta ed una parte che invece sarebbe schierata dalla parte di Imparato.

Secondo quanto si vocifera i comuni di Sanza, Teggiano, San Pietro al Tanagro e, pare anche Polla e Atena Lucana sarebbero dalla parte di Imparato che, insieme a Padula sarebbero 6 comuni su 13 contrari ad Accetta. Non è ben chiara la posizione di Montesano e Buonabitacolo che per alcuni sarebbero dalla parte di Imparato ma che, in altre sedi, hanno dimostrato una forte contrarietà all'atteggiamento prevaricatore del PD.

Anna Maria CAVA

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Nel corso dell’ultima Assemblea del Consorzio Sociale S10 avrebbe dovuto essere nominato il Revisore dei Conti. Anche tale nomina però, così come l’elezione del membro decaduto del CdA, è stata oggetto di un’accesa discussione ed rimandata a data da destinarsi. Pare siano circa 15 i curricula pervenuti, tra cui 9 dall’ODCEC di Sala Consilina. E nei giorni scorsi indiscrezioni avevano fatto circolare già un nome dato per certo alla nomina. Si tratterebbe di un professionista di San Pietro al Tanagro e consulente della Fondazione MIdA, sponsorizzato nel corso dell’Assemblea dal sindaco Domenico Quaranta, secondo cui avrebbe tutti i requisiti richiesti per il ruolo, ma a cui il primo cittadino di Auletta, Pietro Pessolano, si oppone fermamente. Al di là del curriculum, lo ritiene un nome già deciso da tempo al momento della spartizione interna al PD valdianese delle cariche in seno al Consorzio Sociale.  

“Esternazioni inopinate con un impatto mediatico oltremodo offensivo per un professionista” così, durante la riunione, Domenico Quaranta definisce le considerazioni di Pessolano. “Approfittando del rinvio – aggiunge Quaranta – invito tutti a visionare i curricula pervenuti poi mi rimetto al buonsenso dell’Assemblea che nella scelta, spero il più trasparente possibile, deve darsi dei riferimenti come i criteri di economicità, e quindi considerare eventuali rimborsi spese. La scelta a quel punto si ridurrà inevitabilmente alle 9 domande su 15 pervenute dall’ODCEC di Sala Consilina. Dopodiché va considerato il professionista con maggiori competenze tecniche”. E tante sembrano essere quelle del professionista in questione.

“L’intervento di Quaranta – incalza Pessolano – conferma le mie preoccupazioni, vuole convincerci a scegliere il professionista di San Pietro al Tanagro che è anche consulente della fondazione Mida e sulle cui competenze tecniche non ho nulla da ridire”. Racconta però che importanti esponenti dell’Assemblea precedentemente gli avrebbero confermato che tale nome era nell’accordo interno al PD con cui si sono spartiti le cariche del Consorzio. Non potete smentirmi” conclude Pessolano.

Al di là del botta e risposta tra i due sindaci, chissà se nella scelta sarà tenuto conto della proposta della rappresentante di Sala Consilina, Domenica Ferrari, che nel suo intervento ha chiesto di favorire i giovani e aprirsi al nuovo. Chiedeva di assicurare un turnover che farebbe bene alla politica, per riscattarsi agli occhi dei cittadini che vedono sempre le stesse facce da anni, e ai giovani, che avrebbero così la possibilità di lavorare senza dover emigrare altrove. 

Il fronte del dibattito politico si allarga anche via social con il commento del già consigliere comunale di Polla, Graziano Vocca che, nel commentare la vicenda e il botta e risposta tra il sindaco Pessolano e il coordinatore del Pd  Domenico Cartolano sottolinea: “Quello che è successo e sta succedendo lo avevo già detto io quando è stato fatto il consiglio di amministrazione, purtroppo confondendo un servizio di assistenza per persone anziane e disabilità con spartizione di poltrone. Oggi – aggiunge Vocca -qualcuno si ravvede per l’andamento, si doveva ravvedere allora quando io personalmente mi sono battuto per la scelta fatta dai sindaci del Pd confondendo il consorzio per un mobilificio”.

 

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Polemica sull’individuazione del Revisore dei Conti presso il neonato Consorzio Sociale. Il sindaco di Auletta Pessolano definisce i colleghi sindaci “mercanti” e parla di spartizione dei incarichi già stabiliti. Per Pessolano “è stato inutile pubblicare un Avviso Pubblico per la manifestazione di Interesse a ricoprire l’incarico di Revisore dei Conti in quanto nell’accordo tra i sindaci del PD era compresa anche la spartizione degli incarichi professionali”. In risposta interviene il coordinatore del PD valdianese Mimmo Cartolano che parla di una brutta pagina e invita il sindaco Pessolano a rispettare le istituzioni. 

Giuseppe OPROMOLLA

 

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montecorvino di giorgio

È arrivata nelle scorse ore la comunicazione da parte del prefetto di scioglimento del Consiglio Comunale di Montecorvino Pugliano per la mancata approvazione del rendiconto di bilancio finanziario 2017. Nelle scorse settimane il comune era stato diffidato dallo stesso prefetto a provvedere, entro 20 giorni ad adottare la delibera di approvazione del rendiconto di bilancio di esercizio.

Un passaggio che però non si è concretizzato e il prefetto di Salerno ha quindi provveduto al emettere decreto di scioglimento e, la gestione del comune passerà nelle mani di un commissario prefettizio. Su quanto accaduto è intervenuto il consigliere di opposizione e capogruppo del gruppo Progetto Comune Domenico Di Giorgio.

"Non poteva che essere questo - commenta Mimmo Di Giorgio -  l’epilogo di un’amministrazione che sicuramente sarà ricordata fra le peggiori che questo territorio abbia mai visto. Da mesi oramai si registravano in maniera evidente una serie di gravi irregolarità sulla gestione amministrativa dell’Ente, segnalate prontamente dal nostro gruppo consiliare, fino alla conferma ufficiale arrivata dagli atti del Revisore dei Conti.

 Un quadro che nel suo complesso, ci aveva fatto in un sol colpo sprofondare indietro nel tempo ad esperienze che avevamo faticosamente dimenticato, dove disservizi negli uffici e tracotanza mista all’ignoranza degli amministratori la facevano da padroni, basti solo pensare che in questi due anni di amministrazione negli atti ufficiali di programmazione dell’Ente non è presente una sola opera programmata e finanziata che porti la firma di quest’amministrazione, quelle contrabbandate pubblicamente come proprie ancora oggi, sono opere programmate e finanziate dall’amministrazione “DI GIORGIO”.

Senza dubbio il f.f. CHIOLA chiude con la sua esperienza una parentesi tutta da dimenticare, e lo fa nel peggiore dei modi, cacciato dal Ministero degli interni che ha provveduto, senza nemmeno attendere il perfezionemento delle procedure previste, addirittura a nominare in tempi rapidissimi ben due commissari, di cui uno proveniente direttamente da Roma, segno questo della gravità della situazione riscontrata.

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