Cultura

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Negli ultimi giorni due diverse opere, una ad Auletta e l’altra a Sant’Arsenio, sono state restituite alla comunità dopo interventi di restauro. Si tratta di una croce in pietra tornata in Piazza Croce ad Auletta e di una statua della metà del Seicento di Sant'Antonio di Padova restituita alla parrocchia di Sant’Arsenio.

La croce, in pietra di Padula risale al 1576 e fu eretta ad Auletta in occasione di una visita del vescovo di Conza, come ha spiegato il dottor Luigi Langone, medico e storico locale. Un’opera restaurata grazie all’impegno dell’amministrazione comunale guidata da Pietro Pessolano, che ha affidato i lavori alla ditta Altilio Marmi. “La colonna – ha spiegato il vicesindaco di Auletta Antonio Addesso - è nuova ma realizzata con pietra di Buccino, quindi in pietra originale come la base ed il supporto sotto la croce, realizzati nel 1576. La croce, in pietra di Padula, era rotta in quattro pezzi, dunque è stata sistemata e riposizionata sulla colonna in Piazza Croce. Abbiamo voluto restaurare quest’opera per ricordare la memoria, perché non c’è futuro senza memoria”.

A Sant’Arsenio invece è stata restituita alla comunità parrocchiale, dopo un delicato restauro da parte della ditta Iris di Luigi Parascandolo, la statua della metà del Seicento di Sant'Antonio di Padova. Il restauro è stato fortemente voluto dal parroco don Angelo Fiasco. “La statua è molto importante - ha spiegato Marco Ambrogi, direttore del Mutep (i tre musei della Diocesi di Teggiano Policastro) – per due aspetti. Il primo riguarda le fattezze scultoree e stilistiche. La statua dovrebbe essere un prodotto di una bottega napoletana o comunque aggiornata sulla temperie culturale della seconda metà del Seicento. Per quanto riguarda invece l’aspetto iconografico, la statua ha di particolare che è vestita da conventuale, e questo fa presupporre che Sant’Arsenio fosse territorio di predicazione dei frati francescani conventuali di Teggiano, oppure che la statua e la cappella siano state commissionate o realizzate sulla scia della predicazione di Frate Cesare Lippi, vescovo di Cava de Tirreni, in quanto Sant’Arsenio ricadeva all’interno della diocesi della città di Cava”.

(Le immagini della statua sono di Giovanni Sorgente).

Antonella D'ALTO

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Una Fondazione di partecipazione per la gestione del sistema culturale di Padula. È quanto ha deliberato di costituire il comune guidato dal sindaco Paolo Imparato. La Fondazione, si specifica nel documento, è ritenuta il modello più idoneo per la gestione del sistema culturale padulese, “quale strumento per convogliare gli sforzi comuni del pubblico e del privato nella realizzazione di progetti condivisi, senza necessità di allocare sin dall’inizio ingenti patrimoni”.

Diverse le caratteristiche della Fondazione di partecipazione tra cui la pluralità di fondatori che condividono un progetto comune, lo scopo immutabile, l’assenza di scopo di lucro e la finalità operativa volta al raggiungimento di scopi di pubblica utilità. L’iniziativa nasce dopo il lavoro per la candidatura di Padula a Capitale Italiana della Cultura e come evoluzione del “Sistema Padula”, “riconoscendo il valore della leva culturale come volano per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo economico e, infine, il benessere individuale e collettivo”.

“La Fondazione – ha spiegato l’assessore alla cultura Filomena Chiappardo - è la naturale evoluzione di Padula Sistema Museo ed attinge al lavoro che è alla base del dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura. Vogliamo rendere concreta quell'idea di gestione tenendo alta l'attenzione su tutto il patrimonio artistico e culturale di Padula. Nei prossimi mesi apriremo alla fruizione dei visitatori nuovi spazi, progetto al quale ci siamo dedicati in questi mesi di chiusura. Un grazie sentito a chi lavora con impegno per rendere Padula una meta turistica di eccellenza”.

Antonella D'ALTO

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Ha lo scopo di contrastare i pregiudizi che ancora penalizzano ipovedenti e non vedenti il saggio divulgativo “L'Universo tra le Dita”, Edizioni Efesto, scritto dal matematico salernitano Michele Mele, gravemente ipovedente, ricercatore presso il dipartimento di ingegneria all’Università del Sannio. Il libro raccoglie le storie di 10 scienziati ipovedenti o non vedenti vissuti negli ultimi tre secoli e mezzo.

"E' sbagliato e discriminatorio considerare le discipline scientifiche inaccessibili per gli ipovedenti e non vedenti - afferma Michele - . Lo provano le storie di questi grandi scienziati che, osservando il mondo dal buio o dalla penombra, hanno contribuito a scrivere fondamentali pagine della nostra cultura". Il libro racconta dunque le storie di 10 scienziati di cui sei vissuti tra la fine del XVII e i primi decenni del XXI secolo, e quattro in vita.

"Non volendo scrivere - racconta l'autore - un’enciclopedia degli scienziati ipovedenti o non vedenti, non ho scritto di tutte le figure in cui mi sono imbattuto durante la ricerca, ma solo delle figure sulle quali era presente abbastanza materiale d’archivio per una trattazione esauriente e per proporre riflessioni sul ruolo delle persone con bisogni speciali nella società". L’idea del libro è nata all’inizio del 2020, "fu un’amica - spiega Michele - a suggerirmi che con il mio background scientifico, il mio amore per la storia ed il mio vissuto, avrei potuto produrre qualcosa di socialmente rilevante".

“L'Universo tra le Dita” è già alla seconda ristampa e riscuote ottimi feedback. "Ho ricevuto ad esempio- afferma l'autore -  il messaggio di una mamma che, dopo aver letto il mio saggio, ha riacquistato la speranza per sua figlia, non vedente dalla nascita, ed ha iniziato a raccontarle le storie di questi scienziati come favole della buonanotte con risultati sorprendenti sul benessere della bambina".

Antonella D'ALTO

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Nuova pubblicazione per la giovane scrittrice di San Rufo Simona Setaro, che dopo l’ottimo riscontro ottenuto con il primo romanzo ha dato alle stampe una raccolta di poesie dal titolo “Riflessi su specchi d’anima”. 27 anni, Simona Setaro scrive da quando ne aveva 12. L’esigenza di pubblicare però, racconta, è arrivata dopo la morte dei suoi genitori. È nato così “Il coraggio di tornare a vivere”, con il quale la giovane scrittrice ha anche realizzato una raccolta fondi per l’Ail, Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma.

“Volevo condividere il mio ritorno alla vita – spiega - , proprio grazie alla scrittura, con cui ho trasformato in bellezza la mia tragedia. Con il mio primo libro, Il coraggio di tornare a vivere, ho raccolto 1.100 euro che ho donato all’AIL. Ho scelto questa associazione perché mia madre aveva la leucemia”. Un libro per il quale Simona è stata supportata e sostenuta da due docenti del liceo che frequentava e dal quale ha ricevuto molte soddisfazioni. “Durante le presentazioni e anche attraverso messaggi diretti – afferma - , ho ricevuto un amore e una stima che mi hanno spronata a continuare. Le persone hanno mostrato sensibilità ed empatia nel conoscere la mia storia, altri hanno condiviso con me le proprie vicende più difficili e ciò ha dato un senso profondo al mio lavoro e al mio vissuto”.

Ora è arrivata la pubblicazione del nuovo libro. “Riflessi su specchi d’anima – racconta ancora la scrittrice - è una raccolta di poesie divisa in quattro sezioni basate su sentimenti di perdita, speranza, tristezza e amore. L’intento di questo libro è quello di vedere le emozioni, anche le più difficili, come uno strumento per conoscerci, rifiutando le imposizioni del mondo che ci vorrebbe perfetti, infallibili e poco umani. È un invito a vivere ogni sensazione con il giusto peso, amando noi stessi, gli altri e la natura, riconoscendo una lezione nel dolore e gratitudine nella bellezza più umile”.

Il libro è disponibile nelle maggiori librerie, anche online: Mondadori, Feltrinelli, Amazon, IBS e può essere acquistato anche con il bonus cultura destinato ai giovani. “Questo volume era fermo da un paio d'anni –  spiega infine Simona - , perché attendevo una presentazione con i miei lettori, che è un momento sempre emozionante e di grande condivisione. Aspettando un momento più adatto per la situazione covid, ho però deciso di iniziare a condividere il mio lavoro per chi lo volesse leggere già ora. Spero di poter fare presto delle presentazioni live, per potermi sentire vicina ai miei lettori, donare speranza nel complicato momento storico che stiamo vivendo”.

Antonella D'ALTO

 

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