Cultura

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La Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore a Sant’Arsenio domenica prossima, 14 aprile, a partire dalle ore 19 farà da sfondo suggestivo alla Via Crucis Vivente. La manifestazione storico-religiosa, organizzata per il secondo anno consecutivo, dalla Parrocchia, dal Comune, dalla Pro Loco, dalla Compagnia Teatrale "Sant'Arsenio- ieri oggi e domani" e dal Gruppo comunale dei volontari della Protezione Civile.

In occasione della Settimana Santa, nel giorno della Domenica delle Plame, torna a Sant’Arsenio un evento molto atteso dalla comunità che lo scorso anno ha partecipato numerosa. Devoti e non si raccolgono intorno a un’occasione di incontro, che per i fedeli è un momento di preghiera e di meditazione, per i curiosi è la rappresentazione teatrale di un evento storico e religioso che ricostruisce gli attimi finali, le ultime ore, dell’esperienza terrena di Gesù.

Quest'anno saranno presenti circa 80 figuranti in costume per dare vita alla rievocazione della Passione di Cristo sotto la direzione artistica di Luigi Biscotti e Franco Antonazzo. Tante le novità, assicurano gli organizzatori. Nuove scene, nuovi effetti audio e luci. E poi le interpretazioni, i costumi renderanno autentici e commoventi i momenti della passione, della morte e della resurrezione di Gesù che sono quelli culminanti della Pasqua.

Rosa ROMANO

 

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antonello De Rosa

Molte le richieste di tirocinio pervenute presso la segreteria di Scena Teatro di Antonello De Rosa, che negli anni ha sempre suscitato interesse con la sua didattica teatrale ma mai come in questo anno, dove le richieste a svolgere attività di tirocinio universitario sono arrivate a più di 50. Segnale evidente che in questi anni Scena Teatro di Antonello De Rosa è divenuta polo di riferimento artistico territoriale importantissimo.

Stupisce, nel selezionare le domande, come a richiedere il tirocinio siano non solo studenti appartenenti alla facoltà di discipline delle Arti Visive della musica e dello spettacolo, ma anche molti studenti provenienti dalle facoltà di Filosofia e lettere. Un traguardo ulteriore che va a sommarsi a tutti quelli che il regista attore Antonello De Rosa ha sviluppato lungo la sua carriera. Le sue lezioni il suo modo di fare e spiegare il teatro è divenuto oggi, più che mai, oggetto di studio e del tutto consigliato e accreditato dalle Università di Salerno e Napoli.

Il teatro di De Rosa è un teatro fortemente sociale ed innovativo, che incide e si concretizza sulla peculiarità dell’attore stesso, la sua didattica è concentrata tutta sula potenza scenica dell’attore che diviene elemento principale di tutto il mondo teatrale. Salerno si riempie di orgoglio quando un uomo della propria terra diviene elemento culturale ed artistico di riferimento assoluto, soprattutto nei confronti di giovani generazioni che vogliono formarsi. De Rosa un vero professionista che ha dedicato tutta la sua vita al teatro, quel teatro che si concentra soprattutto verso il sociale.

Cultura

Nuovo appuntamento culturale a Teggiano. Sabato 13 aprile alle 18,30 nella sala Refettorio del Complesso Monumentale della Santissima Pietà è prevista la presentazione del libro "Il segreto di Bruto" del giornalista Raffaele Alliegro. Si parlerà della Res Publica, con un viaggio nell'antica Roma attraverso le pagine del volume che racconta la fine dei tiranni e la nascita della Repubblica.

Alla presentazione di sabato 13 aprile oltre all'autore, sarà presente anche la bookblogger Giuditta Casale. Il giornalista Raffaele Alliegro, nato a Napoli nel 1961, vive a Tivoli e lavora a Roma come caporedattore nel quotidiano Il Messaggero. Con Edizioni Spartaco ha pubblicato, a quattro mani con Marco Fimiani "Il destino cambia in tre attimi. Piccole storie di grandi ribellioni" (edito nel 2013) e il romanzo "Il segreto di Bruto" (edito nel 2018).

In quest’ultimo libro, Raffaele Alliegro seguendo i cardini tracciati sulla storia di Roma da Tito Livio, fa scorrere personaggi e accadimenti, tra fatti storicamente accertati e coerente invenzione, restituendo un clima di passioni e sentimenti autentici che, ieri come oggi e domani, agitano la vita degli uomini.

Bruto si finse stupido per sopravvivere alla collera di Tarquinio il Superbo. Covò vendetta coltivando il germe della ribellione. Fece esiliare il monarca tiranno, fondò la Repubblica, fu il primo console di Roma nel 509 a.C.

La Pizia, oracolo di Delfi, gli rivelò presente e futuro di una Roma all’epoca divisa tra due anime: quella romana, inflessibile, onesta, orgogliosa, primitiva, e quella etrusca, commerciale, moderna, raffinata, corrotta. Bruto sapeva che quel villaggio di rudi pastori sulle rive del Tevere era destinato a diventare caput mundi, trasformandosi nella più potente macchina da guerra mai esistita, tra lotte di potere, crudeltà, semi di libertà soffocati.

E fu lui, nipote adottato del Superbo, da tutti creduto uno sciocco, a tessere la tela della rivolta democratica, che scoppiò devastante dopo lo stupro da parte di uno dei figli del re di Lucrezia, suicida per onore.

Console inflessibile, Bruto fece decapitare perfino due dei suoi figli, rei confessi di avere tramato contro la res publica, e cadde in battaglia, consapevole che, centinaia di anni dopo, un discendente avrebbe raccolto il suo testimone, quel Marco Giunio Bruto congiurato contro Caio Giulio Cesare, alle Idi di marzo del 44 a.C.

Antonella D'ALTO

Cultura

Una nuova importante iniziativa culturale vede coinvolta la comunità di Sanza. Grazie al progetto di riscoperta della storia dei moti cilentani, promosso in collaborazione con il Comune di Vibonati, le vicende storiche del borgo antico di Sanza nel periodo preunitario, saranno al centro di un interessante dibattito che si terrà a Sanza, sabato 13 aprile, dalle ore 10.30 presso la sala conferenze del CEA, in località Salemme. “I moti del 1848 nel Cilento, tratti di Risorgimento 1848-1868”, questo il tema dell'incontro al quale interverranno il sindaco di Sanza, Vittorio Esposito, il prof. Vincenzo Abramo che relazionerà sul tema "I moti del 1848 e l'occupazione delle terre", e lo storico prof. Felice Fusco che invece relazionerà su "il contributo di Sanza ai moti del 1848, tra insurrezione, politica e questione demaniale".

L'iniziativa è patrocinata dalla Regione Campania e coinvolge nell'organizzazione anche la Società Campana Beni Culturali. L’invito è rivolto a tutta la comunità, così riferisce la Consigliera con delega alla cultura del Comune di Sanza, Antonella Confuorto. “Sarà un momento di riflessione su un periodo storico importante per la comunità di Sanza e più in generale per il Cilento. Riportare alla memoria l’importanza che i comuni del Cilento hanno avuto durante i moti insurrezionali del ’48 rende un servizio alla storia locale. Occorre riscoprire il passato per meglio comprendere il nostro presente. Grazie dunque ai colleghi di Vibonati per aver scelto la nostra comunità in questo percorso di valorizzazione del nostro comprensorio” ha aggiunto il Consigliere Confuorto.  I moti del 1848 nel Cilento iniziarono il 17 gennaio, alla notizia dei moti di Palermo, sotto la guida di Costabile Carducci, patriota di Capaccio. Una rivolta che all'inizio ebbe successo.  Insorsero Castellabate, Pollica e Torchiara a opera di gruppi radicali della piccola borghesia.

I Borboni, sconfitti in Sicilia, furono costretti a concedere la Costituzione. Ma quando la monarchia borbonica, prendendo spunto da una sommossa del 15 maggio, sciolse il Parlamento borbonico, Carducci fu costretto a fuggire a Roma. Successivamente tentò di scatenare la rivolta di nuovo nel Cilento ed in Calabria nell'estate del 1848: raccolte nel Vallo di Diano le superstiti forze salernitane e lucane cercò di tornare nel Cilento ma quasi naufragato vicino Maratea fu fatto prigioniero ed ucciso barbaramente dai borbonici. La conseguente repressione borbonica fu feroce nel Cilento, soffocando ogni tentativo patriottico risorgimentale fino allo sbarco a Sapri di Carlo Pisacane nel 1857, che trovò la morte proprio a Sanza.  

Antonella D'ALTO

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