Cultura

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Proseguono a Polla gli appuntamenti culturali organizzati presso la libreria ex libris cafè di Michele Gentile. Domani, Venerdì 12 aprile, dalle 19 si terrà la presentazione del libro “Nella testa di Antonio Infantino. Un viaggio multidimensionale col genio di Tricarico” scritto dal giornalista lucano Walter de Stradis, con la presenza dell’autore, dell’editore Franco Villani e del musicista di Polla Giovanni Di Donato. 

Un apprezzato lavoro sul geniale musicista Infantino, appartenente al mondo della world music, che nella metà degli anni ‘70 fondò il noto gruppo di musica popolare “I Tarantolati di Tricarico” e che purtroppo è venuto a mancare il 30 gennaio del 2018. Nel testo De Stradis traccia un’ampia biografia del poliedrico artista, presentando anche una lunga intervista oltre che varie interessanti testimonianze tra cui quelle preziose di Eugenio Bennato, dei 99 Posse e Teresa De Sio.

Antonio Infantino è tra gli idoli e i maestri di molti folk singer e gruppi tradizionali lucani, ha ispirato tanti artisti ed è tra i personaggi musicali più intensi e complicati che la Basilicata abbia avuto negli ultimi decenni.

Nella biografia di De Stradis, con la prefazione di Giovanni Caserta, sono raccontate la musica e la filosofia del pensatore lucano che ha recuperato e diffuso la tradizione della taranta in Basilicata. Nel volume edito da Villani Editore, l’autore presenta Infantino non come un semplice artista folk, ma come colui che ha creato un movimento vero e proprio, anticipando tante cose.

Viaggiatore, filosofo, oltre che musicista, poeta e cantante, hanno scritto di lui importanti testate nazionali. Ha collaborato con artisti di grande spessore culturale, come Dario Fo, e tutt’oggi è considerato uno “sciamano” come lo definisce il giornalista potentino. Nel libro non è mancato l’omaggio del campione mondiale lucano di ukulele Danilo Vignola, che ha illustrato la copertina.

Antonella D'ALTO

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La Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore a Sant’Arsenio domenica prossima, 14 aprile, a partire dalle ore 19 farà da sfondo suggestivo alla Via Crucis Vivente. La manifestazione storico-religiosa, organizzata per il secondo anno consecutivo, dalla Parrocchia, dal Comune, dalla Pro Loco, dalla Compagnia Teatrale "Sant'Arsenio- ieri oggi e domani" e dal Gruppo comunale dei volontari della Protezione Civile.

In occasione della Settimana Santa, nel giorno della Domenica delle Plame, torna a Sant’Arsenio un evento molto atteso dalla comunità che lo scorso anno ha partecipato numerosa. Devoti e non si raccolgono intorno a un’occasione di incontro, che per i fedeli è un momento di preghiera e di meditazione, per i curiosi è la rappresentazione teatrale di un evento storico e religioso che ricostruisce gli attimi finali, le ultime ore, dell’esperienza terrena di Gesù.

Quest'anno saranno presenti circa 80 figuranti in costume per dare vita alla rievocazione della Passione di Cristo sotto la direzione artistica di Luigi Biscotti e Franco Antonazzo. Tante le novità, assicurano gli organizzatori. Nuove scene, nuovi effetti audio e luci. E poi le interpretazioni, i costumi renderanno autentici e commoventi i momenti della passione, della morte e della resurrezione di Gesù che sono quelli culminanti della Pasqua.

Rosa ROMANO

 

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antonello De Rosa

Molte le richieste di tirocinio pervenute presso la segreteria di Scena Teatro di Antonello De Rosa, che negli anni ha sempre suscitato interesse con la sua didattica teatrale ma mai come in questo anno, dove le richieste a svolgere attività di tirocinio universitario sono arrivate a più di 50. Segnale evidente che in questi anni Scena Teatro di Antonello De Rosa è divenuta polo di riferimento artistico territoriale importantissimo.

Stupisce, nel selezionare le domande, come a richiedere il tirocinio siano non solo studenti appartenenti alla facoltà di discipline delle Arti Visive della musica e dello spettacolo, ma anche molti studenti provenienti dalle facoltà di Filosofia e lettere. Un traguardo ulteriore che va a sommarsi a tutti quelli che il regista attore Antonello De Rosa ha sviluppato lungo la sua carriera. Le sue lezioni il suo modo di fare e spiegare il teatro è divenuto oggi, più che mai, oggetto di studio e del tutto consigliato e accreditato dalle Università di Salerno e Napoli.

Il teatro di De Rosa è un teatro fortemente sociale ed innovativo, che incide e si concretizza sulla peculiarità dell’attore stesso, la sua didattica è concentrata tutta sula potenza scenica dell’attore che diviene elemento principale di tutto il mondo teatrale. Salerno si riempie di orgoglio quando un uomo della propria terra diviene elemento culturale ed artistico di riferimento assoluto, soprattutto nei confronti di giovani generazioni che vogliono formarsi. De Rosa un vero professionista che ha dedicato tutta la sua vita al teatro, quel teatro che si concentra soprattutto verso il sociale.

Cultura

Nuovo appuntamento culturale a Teggiano. Sabato 13 aprile alle 18,30 nella sala Refettorio del Complesso Monumentale della Santissima Pietà è prevista la presentazione del libro "Il segreto di Bruto" del giornalista Raffaele Alliegro. Si parlerà della Res Publica, con un viaggio nell'antica Roma attraverso le pagine del volume che racconta la fine dei tiranni e la nascita della Repubblica.

Alla presentazione di sabato 13 aprile oltre all'autore, sarà presente anche la bookblogger Giuditta Casale. Il giornalista Raffaele Alliegro, nato a Napoli nel 1961, vive a Tivoli e lavora a Roma come caporedattore nel quotidiano Il Messaggero. Con Edizioni Spartaco ha pubblicato, a quattro mani con Marco Fimiani "Il destino cambia in tre attimi. Piccole storie di grandi ribellioni" (edito nel 2013) e il romanzo "Il segreto di Bruto" (edito nel 2018).

In quest’ultimo libro, Raffaele Alliegro seguendo i cardini tracciati sulla storia di Roma da Tito Livio, fa scorrere personaggi e accadimenti, tra fatti storicamente accertati e coerente invenzione, restituendo un clima di passioni e sentimenti autentici che, ieri come oggi e domani, agitano la vita degli uomini.

Bruto si finse stupido per sopravvivere alla collera di Tarquinio il Superbo. Covò vendetta coltivando il germe della ribellione. Fece esiliare il monarca tiranno, fondò la Repubblica, fu il primo console di Roma nel 509 a.C.

La Pizia, oracolo di Delfi, gli rivelò presente e futuro di una Roma all’epoca divisa tra due anime: quella romana, inflessibile, onesta, orgogliosa, primitiva, e quella etrusca, commerciale, moderna, raffinata, corrotta. Bruto sapeva che quel villaggio di rudi pastori sulle rive del Tevere era destinato a diventare caput mundi, trasformandosi nella più potente macchina da guerra mai esistita, tra lotte di potere, crudeltà, semi di libertà soffocati.

E fu lui, nipote adottato del Superbo, da tutti creduto uno sciocco, a tessere la tela della rivolta democratica, che scoppiò devastante dopo lo stupro da parte di uno dei figli del re di Lucrezia, suicida per onore.

Console inflessibile, Bruto fece decapitare perfino due dei suoi figli, rei confessi di avere tramato contro la res publica, e cadde in battaglia, consapevole che, centinaia di anni dopo, un discendente avrebbe raccolto il suo testimone, quel Marco Giunio Bruto congiurato contro Caio Giulio Cesare, alle Idi di marzo del 44 a.C.

Antonella D'ALTO

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