Cultura

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Due interessanti appuntamenti coinvolgeranno nei prossimi giorni gli studenti dell’Istituto Cicerone di Sala Consilina. Il primo evento è previsto per giovedì 15 aprile, quando i ragazzi che partecipano al concorso nazionale “Rileggiamo larticolo 34 della Costituzione”, incontreranno sul web il professore Gustavo Zagrebelky, giurista e accademico, che disquisirà sul tema “La lezione non è un tram ma una conversazione con gli amici”.

L’incontro, previsto alle 10, sarà un’occasione importante per gli studenti per incontrare il già presidente della Corte costituzionale, professore emerito dell’Università di Torino e docente all'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. Il professore Zagrebelky è anche membro dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia nazionale dei Lincei. Gli studenti, guidati dai referenti del concorso, i docenti Annamaria Colucci e Pietro Loguercio, avranno modo di approfondire, con l’ospite, lArt.34 della Costituzione Italiana che prevede il diritto allistruzione per tutti, a prescindere dalla condizione economica: "La scuola è aperta a tutti. Listruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

L’altro appuntamento è previsto per le classi seconda, terza, quarta B e quarta C del liceo Classico del Cicerone, per sabato 17 aprile. Alle 15,30, gli studenti saranno impegnati in un incontro dibattito con la nota scrittrice Dacia Maraini, autrice di numerosi romanzi, l’ultimo dei quali “Trio. Storia di due amiche, un uomo e la peste di Messina”. Il webinar, avrà inizio con i saluti della dirigente scolastica Antonella Vairo e proseguirà con gli interventi della scrittrice Dacia Maraini e degli studenti, coadiuvati dai docenti Annamaria Colucci e Pietro Loguercio.

Antonella D'ALTO

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Negli ultimi giorni due diverse opere, una ad Auletta e l’altra a Sant’Arsenio, sono state restituite alla comunità dopo interventi di restauro. Si tratta di una croce in pietra tornata in Piazza Croce ad Auletta e di una statua della metà del Seicento di Sant'Antonio di Padova restituita alla parrocchia di Sant’Arsenio.

La croce, in pietra di Padula risale al 1576 e fu eretta ad Auletta in occasione di una visita del vescovo di Conza, come ha spiegato il dottor Luigi Langone, medico e storico locale. Un’opera restaurata grazie all’impegno dell’amministrazione comunale guidata da Pietro Pessolano, che ha affidato i lavori alla ditta Altilio Marmi. “La colonna – ha spiegato il vicesindaco di Auletta Antonio Addesso - è nuova ma realizzata con pietra di Buccino, quindi in pietra originale come la base ed il supporto sotto la croce, realizzati nel 1576. La croce, in pietra di Padula, era rotta in quattro pezzi, dunque è stata sistemata e riposizionata sulla colonna in Piazza Croce. Abbiamo voluto restaurare quest’opera per ricordare la memoria, perché non c’è futuro senza memoria”.

A Sant’Arsenio invece è stata restituita alla comunità parrocchiale, dopo un delicato restauro da parte della ditta Iris di Luigi Parascandolo, la statua della metà del Seicento di Sant'Antonio di Padova. Il restauro è stato fortemente voluto dal parroco don Angelo Fiasco. “La statua è molto importante - ha spiegato Marco Ambrogi, direttore del Mutep (i tre musei della Diocesi di Teggiano Policastro) – per due aspetti. Il primo riguarda le fattezze scultoree e stilistiche. La statua dovrebbe essere un prodotto di una bottega napoletana o comunque aggiornata sulla temperie culturale della seconda metà del Seicento. Per quanto riguarda invece l’aspetto iconografico, la statua ha di particolare che è vestita da conventuale, e questo fa presupporre che Sant’Arsenio fosse territorio di predicazione dei frati francescani conventuali di Teggiano, oppure che la statua e la cappella siano state commissionate o realizzate sulla scia della predicazione di Frate Cesare Lippi, vescovo di Cava de Tirreni, in quanto Sant’Arsenio ricadeva all’interno della diocesi della città di Cava”.

(Le immagini della statua sono di Giovanni Sorgente).

Antonella D'ALTO

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Una Fondazione di partecipazione per la gestione del sistema culturale di Padula. È quanto ha deliberato di costituire il comune guidato dal sindaco Paolo Imparato. La Fondazione, si specifica nel documento, è ritenuta il modello più idoneo per la gestione del sistema culturale padulese, “quale strumento per convogliare gli sforzi comuni del pubblico e del privato nella realizzazione di progetti condivisi, senza necessità di allocare sin dall’inizio ingenti patrimoni”.

Diverse le caratteristiche della Fondazione di partecipazione tra cui la pluralità di fondatori che condividono un progetto comune, lo scopo immutabile, l’assenza di scopo di lucro e la finalità operativa volta al raggiungimento di scopi di pubblica utilità. L’iniziativa nasce dopo il lavoro per la candidatura di Padula a Capitale Italiana della Cultura e come evoluzione del “Sistema Padula”, “riconoscendo il valore della leva culturale come volano per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo economico e, infine, il benessere individuale e collettivo”.

“La Fondazione – ha spiegato l’assessore alla cultura Filomena Chiappardo - è la naturale evoluzione di Padula Sistema Museo ed attinge al lavoro che è alla base del dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura. Vogliamo rendere concreta quell'idea di gestione tenendo alta l'attenzione su tutto il patrimonio artistico e culturale di Padula. Nei prossimi mesi apriremo alla fruizione dei visitatori nuovi spazi, progetto al quale ci siamo dedicati in questi mesi di chiusura. Un grazie sentito a chi lavora con impegno per rendere Padula una meta turistica di eccellenza”.

Antonella D'ALTO

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Ha lo scopo di contrastare i pregiudizi che ancora penalizzano ipovedenti e non vedenti il saggio divulgativo “L'Universo tra le Dita”, Edizioni Efesto, scritto dal matematico salernitano Michele Mele, gravemente ipovedente, ricercatore presso il dipartimento di ingegneria all’Università del Sannio. Il libro raccoglie le storie di 10 scienziati ipovedenti o non vedenti vissuti negli ultimi tre secoli e mezzo.

"E' sbagliato e discriminatorio considerare le discipline scientifiche inaccessibili per gli ipovedenti e non vedenti - afferma Michele - . Lo provano le storie di questi grandi scienziati che, osservando il mondo dal buio o dalla penombra, hanno contribuito a scrivere fondamentali pagine della nostra cultura". Il libro racconta dunque le storie di 10 scienziati di cui sei vissuti tra la fine del XVII e i primi decenni del XXI secolo, e quattro in vita.

"Non volendo scrivere - racconta l'autore - un’enciclopedia degli scienziati ipovedenti o non vedenti, non ho scritto di tutte le figure in cui mi sono imbattuto durante la ricerca, ma solo delle figure sulle quali era presente abbastanza materiale d’archivio per una trattazione esauriente e per proporre riflessioni sul ruolo delle persone con bisogni speciali nella società". L’idea del libro è nata all’inizio del 2020, "fu un’amica - spiega Michele - a suggerirmi che con il mio background scientifico, il mio amore per la storia ed il mio vissuto, avrei potuto produrre qualcosa di socialmente rilevante".

“L'Universo tra le Dita” è già alla seconda ristampa e riscuote ottimi feedback. "Ho ricevuto ad esempio- afferma l'autore -  il messaggio di una mamma che, dopo aver letto il mio saggio, ha riacquistato la speranza per sua figlia, non vedente dalla nascita, ed ha iniziato a raccontarle le storie di questi scienziati come favole della buonanotte con risultati sorprendenti sul benessere della bambina".

Antonella D'ALTO

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