Cultura

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Sarà presentato a Palazzo Marone a Monte San Giacomo il libro del prof. Rocco Cimino, dal titolo “Starici, paroli ri na vota”. L’appuntamento culturale, organizzato dal Comune, è per domenica 16 giugno alle ore 18.

Il libro, scritto in dialetto teggianese, attraverso una carrellata di proverbi, modi di dire, filastrocche del passato, si presenta come testimonianza della cultura e dei valori di un luogo. Che è Teggiano, tanto cara all’autore. E da custodire e tramandare.

Domenica sera, dopo i saluti del sindaco Raffaele Accetta e dei primi cittadini di Teggiano e Savoia di Lucania, quindi Michele Di Candia e Rosina Ricciardi, interverranno i parroci don Carmine Tropiano e don Giuseppe Puppo, la prof.ssa Franca Maria Cancro e l’autore, il prof. Rocco Cimino. Modererà l’incontro la professoressa Maria Gallo.

Durante la serata ci sarà la cerimonia di conferimento della cittadinanza benemerita al prof. Rocco Cimino e alla moglie, la prof.ssa Franca Maria Cancro. Un gesto tangibile per esprimere la riconoscenza dell’Amministrazione comunale per i due coniugi profondamente legati a Monte San Giacomo dove il prof. Cimino ha insegnato per tanti anni nella scuola media locale. Lo ha fatto con passione e dedizione contribuendo alla crescita personale e culturale di tanti ragazzi. Per tale circostanza il professore e la moglie hanno avuto modo di vivere la comunità che di rimando li ha accolti con affetto e con stima.

A dimostrazione del loro attaccamento alla comunità sangiacomese qualche anno fa hanno donato un patrimonio librario di circa 3mila volumi, di inestimabile valore, arricchendo così la Biblioteca comunale di Palazzo Marone. E proprio a Palazzo Marone, nel ricevere la cittadinanza benemerita insieme con la consorte, il prof. Rocco Cimino avrà modo di presentare il suo ultimo lavoro.

Rosa ROMANO

 

Cultura

Il castello Macchiaroli di Teggiano raccontato a Napoli. Una storia lunga che parte dagli eventi che ne hanno costruito il ruolo fondamentale nel ricordo delle genti fino ad arrivare ai giorni nostri con la capacità di trasformare antichissime mura in un contenitore e creatore di arte.

Oggi e domani due giorni dedicati proprio ad un progetto di conoscenza a 360° dei castelli del mezzogiorno e quindi anche del Castello di Teggiano che, da Gaetano Macchiaroli ad oggi con Gisella Macchiaroli è stato restituito a nuova luce recuperandone le vicende e il ruolo. In un convegno in cui sarà fatta luce sulla storia del mezzogiorno partendo dalle sue fortezze. A raccontare per far conoscere la lunga e importante storia sarà lo storio e studioso Benedetto Migliaccio che, nei suoi studi, ha avuto modo di apprezzare il valore del Castello, conoscendo le importanti vicende che custodiscono incancellabili le sue antiche mura.

Non è solo la storia protagonista della relazione del prof. Migliaccio ma anche il presente e la sua rinascita a cui, con impegno, passione e amore, sta lavorando Gisella Macchiaroli insieme a Ingeborg, fino a renderlo contenitore e creatore di arte con il progetto BACAS realizzato in collaborazione con l’artista newyorkese Pietro Costa.

A Napoli quindi, Palazzo Salerno di Piazza del Plebiscito, si parla di Teggiano e soprattutto della sua storica fortezza grazie all'Avvocato Prof Benedetto Migliaccio. Un’opportunità importante per farne comprendere il valore storico culturale anche al di fuori del territorio.

“Fortezze Medioevali e connessioni contemporanee. Il Castello Macchiaroli di Teggiano”  è il titolo della relazione proposta da Migliaccio a Napoli. "Il Castello - spiega - non rappresenta solo una fortificazione medioevale ancorata alla conoscenza degli antichi eventi ma, mescolando le tracce di un passato remoto, ancora oggi vivo, con le passioni e le visioni d Ingeborg e Gisella, eredi di Gaetano Macchiaroli, genera complessi e nuovi processi emozionali. Le austere e invincibili Mura monumentali difendono un’ anima antica che non guarda solo al passato, ma contamina anche presente e futuro. Dall’ alto della Torre della Giammarucalo - prosegue - lo sguardo involge idealmente tutto il Meridione con la sua fierezza, resilienza e le sue storie che non videro protagonisti solo Principi e Baroni".

Anna Maria CAVA

Cultura

Il museo civico multimediale sala di cultura per la presentazione di un libro che, tra il romanzato e il documentato, racconta la storia del giudice Francesco Maria Gagliardi importante riferimento per Montesano durante il Regno di Gioacchino Murat e poi divenuto Brigante con il ritorno al trono di re Ferdinando Borbone. 

A raccontare la storia lunga e piena di avventure del giudice Brigante, Felice De Martino che, nel realizzare l'opera, ha rincorso per anni documenti e scritti che potessero fornire testimonianze utili a raccontare dettagliatamente il profilo del Giudeice Francesco Maria Gagliardi, nato a Santa Marina nel Golfo di Policastro e poi nominato giudice di Montisano dopo molti anni trascorsi a Napoli al servizio del re francese. Domani, sabato 25 maggio a partire dalle ore 19,00 presso il Museo Civico Multimediale nel centro storico di Padula sarà presentato quindi l'ultimo scritto di Felice De Martino nell'ambito del ricco programma di eventi della rassegna il Maggio dei Libri, campagna nazionale per l apromozione dei libri e soprattutto della Lettura.

A prendere parte all'evento moderato dalla giornalista Margherita Siani, oltre all'autore del libro Felice De Maritno, anche il sindaco di Padula Paolo Imparato, l'assessore alla cultura Filomena Chiappardo e il prof. Carmine Pinto, docente di Storia Contemporanea all'Università di Salerno. Attraverso il libro ed il racconto del Giudice Brigante, sarà possibile anche raccontare e rivivere l'Italia ed in particolare il mezzogiorno dell'ottocento ripercorrendo in particolare la realtà della Montesano dell'ottocento dove il Giudice Gagliardi operò contrastando il potere criminale che dettava legge nel borgo per poi diventare egli stesso un brigante.

Anna Maria CAVA

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deandre

 

L’Amministrazione Comunale di Padula intende intitolare, su proposta del Museo del Cognome e del suo direttore Michele Cartusciello, l’anfiteatro, collocato nella sede municipale di Sant’Agostino, a Fabrizio De Andrè, noto cantautore genovese morto a Milano l’11 gennaio 1999, stroncato da un male incurabile.

Il direttore del Museo del Cognome, caratteristico ed unico museo che si occupa di ricerche genealogiche situato nel centro storico di Padula, insieme a tanti appassionati di De Andrè, organizza da anni momenti celebrativi del cantautore, riscuotendo apprezzamento e notevole successo.

La sua proposta, accolta favorevolmente dall’Amministrazione, si unisce perfettamente all’intento di valorizzare e rendere nuovamente fruibile l’anfiteatro.

“La motivazione che ha convinto l’Amministrazione ad accogliere l’idea del direttore Cartusciello è relativa al riconoscimento universale dello spessore artistico di Fabrizio De Andrè, caratterizzato da una poetica in cui la musica si coniuga perfettamente con le parole – spiegano il sindaco di Padula Paolo Imparato e l’assessore alla Cultura Filomena Chiappardo - De Andrè insegna che la poesia vince sempre, anche quando non sembra esserci spazio per la speranza. Questo è il messaggio che si intende trasmettere soprattutto alle nuove generazioni e che, grazie all’intitolazione, resterà impresso nella storia di Padula”.

La musica e la poetica di De Andrè non hanno né spazio e né tempo. Le storie raccontate sono universali e Padula vuole omaggiare De Andrè, unendosi a tantissimi altri luoghi italiani ed europei.

Con queste motivazioni l’Amministrazione ha chiesto alla Prefettura di Salerno di autorizzare l’intestazione dell’anfiteatro alla memoria di Fabrizio De Andrè.

 

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