Cultura

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Il castello Macchiaroli di Teggiano raccontato a Napoli. Una storia lunga che parte dagli eventi che ne hanno costruito il ruolo fondamentale nel ricordo delle genti fino ad arrivare ai giorni nostri con la capacità di trasformare antichissime mura in un contenitore e creatore di arte.

Oggi e domani due giorni dedicati proprio ad un progetto di conoscenza a 360° dei castelli del mezzogiorno e quindi anche del Castello di Teggiano che, da Gaetano Macchiaroli ad oggi con Gisella Macchiaroli è stato restituito a nuova luce recuperandone le vicende e il ruolo. In un convegno in cui sarà fatta luce sulla storia del mezzogiorno partendo dalle sue fortezze. A raccontare per far conoscere la lunga e importante storia sarà lo storio e studioso Benedetto Migliaccio che, nei suoi studi, ha avuto modo di apprezzare il valore del Castello, conoscendo le importanti vicende che custodiscono incancellabili le sue antiche mura.

Non è solo la storia protagonista della relazione del prof. Migliaccio ma anche il presente e la sua rinascita a cui, con impegno, passione e amore, sta lavorando Gisella Macchiaroli insieme a Ingeborg, fino a renderlo contenitore e creatore di arte con il progetto BACAS realizzato in collaborazione con l’artista newyorkese Pietro Costa.

A Napoli quindi, Palazzo Salerno di Piazza del Plebiscito, si parla di Teggiano e soprattutto della sua storica fortezza grazie all'Avvocato Prof Benedetto Migliaccio. Un’opportunità importante per farne comprendere il valore storico culturale anche al di fuori del territorio.

“Fortezze Medioevali e connessioni contemporanee. Il Castello Macchiaroli di Teggiano”  è il titolo della relazione proposta da Migliaccio a Napoli. "Il Castello - spiega - non rappresenta solo una fortificazione medioevale ancorata alla conoscenza degli antichi eventi ma, mescolando le tracce di un passato remoto, ancora oggi vivo, con le passioni e le visioni d Ingeborg e Gisella, eredi di Gaetano Macchiaroli, genera complessi e nuovi processi emozionali. Le austere e invincibili Mura monumentali difendono un’ anima antica che non guarda solo al passato, ma contamina anche presente e futuro. Dall’ alto della Torre della Giammarucalo - prosegue - lo sguardo involge idealmente tutto il Meridione con la sua fierezza, resilienza e le sue storie che non videro protagonisti solo Principi e Baroni".

Anna Maria CAVA

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Il museo civico multimediale sala di cultura per la presentazione di un libro che, tra il romanzato e il documentato, racconta la storia del giudice Francesco Maria Gagliardi importante riferimento per Montesano durante il Regno di Gioacchino Murat e poi divenuto Brigante con il ritorno al trono di re Ferdinando Borbone. 

A raccontare la storia lunga e piena di avventure del giudice Brigante, Felice De Martino che, nel realizzare l'opera, ha rincorso per anni documenti e scritti che potessero fornire testimonianze utili a raccontare dettagliatamente il profilo del Giudeice Francesco Maria Gagliardi, nato a Santa Marina nel Golfo di Policastro e poi nominato giudice di Montisano dopo molti anni trascorsi a Napoli al servizio del re francese. Domani, sabato 25 maggio a partire dalle ore 19,00 presso il Museo Civico Multimediale nel centro storico di Padula sarà presentato quindi l'ultimo scritto di Felice De Martino nell'ambito del ricco programma di eventi della rassegna il Maggio dei Libri, campagna nazionale per l apromozione dei libri e soprattutto della Lettura.

A prendere parte all'evento moderato dalla giornalista Margherita Siani, oltre all'autore del libro Felice De Maritno, anche il sindaco di Padula Paolo Imparato, l'assessore alla cultura Filomena Chiappardo e il prof. Carmine Pinto, docente di Storia Contemporanea all'Università di Salerno. Attraverso il libro ed il racconto del Giudice Brigante, sarà possibile anche raccontare e rivivere l'Italia ed in particolare il mezzogiorno dell'ottocento ripercorrendo in particolare la realtà della Montesano dell'ottocento dove il Giudice Gagliardi operò contrastando il potere criminale che dettava legge nel borgo per poi diventare egli stesso un brigante.

Anna Maria CAVA

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L’Amministrazione Comunale di Padula intende intitolare, su proposta del Museo del Cognome e del suo direttore Michele Cartusciello, l’anfiteatro, collocato nella sede municipale di Sant’Agostino, a Fabrizio De Andrè, noto cantautore genovese morto a Milano l’11 gennaio 1999, stroncato da un male incurabile.

Il direttore del Museo del Cognome, caratteristico ed unico museo che si occupa di ricerche genealogiche situato nel centro storico di Padula, insieme a tanti appassionati di De Andrè, organizza da anni momenti celebrativi del cantautore, riscuotendo apprezzamento e notevole successo.

La sua proposta, accolta favorevolmente dall’Amministrazione, si unisce perfettamente all’intento di valorizzare e rendere nuovamente fruibile l’anfiteatro.

“La motivazione che ha convinto l’Amministrazione ad accogliere l’idea del direttore Cartusciello è relativa al riconoscimento universale dello spessore artistico di Fabrizio De Andrè, caratterizzato da una poetica in cui la musica si coniuga perfettamente con le parole – spiegano il sindaco di Padula Paolo Imparato e l’assessore alla Cultura Filomena Chiappardo - De Andrè insegna che la poesia vince sempre, anche quando non sembra esserci spazio per la speranza. Questo è il messaggio che si intende trasmettere soprattutto alle nuove generazioni e che, grazie all’intitolazione, resterà impresso nella storia di Padula”.

La musica e la poetica di De Andrè non hanno né spazio e né tempo. Le storie raccontate sono universali e Padula vuole omaggiare De Andrè, unendosi a tantissimi altri luoghi italiani ed europei.

Con queste motivazioni l’Amministrazione ha chiesto alla Prefettura di Salerno di autorizzare l’intestazione dell’anfiteatro alla memoria di Fabrizio De Andrè.

 

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Si celebreranno martedì prossimo, 28 maggio, i 200 anni de L’Infinito di Giacomo Leopardi, versi unici e straordinari. Un capolavoro sempre attuale della cultura italiana.L’apertura delle celebrazioni,che si protrarranno con eventi dedicati per tutto il 2019, è avvenuta in occasione della Giornata Mondiale della Poesia quando il ministro Bussetti, nel ricordare "quanto siamo in dovere di testimoniare l’importanza del pensiero di Leopardi e della sua opera", ha lanciato l’iniziativa rivolta a tutte le scuole d’Italia. Studenti e docenti potranno dare sfogo alla loro creatività realizzando eventi incentrati su L’Infinito. L’iniziativa nasce da una collaborazione fra il Miur e Casa Leopardi, nata da una idea di Olimpia Leopardi.

Le scuole medie di Auletta parteciperanno attivamente alle celebrazioni del bicentenario de L’Infinito con “Dove Auletta si apre all’Infinito” una giornata che vedrà protagoniste le classi I-II-III della scuola media locale il prossimo 30 maggio. I ragazzi guidati dalle docenti di lettere faranno un giro nelle aree storiche del paese: Porta Rivellino, il Complesso Monumentale dello Jesus, il Castello Marchesale, il Terrazzo di via Principe di Piemonte e lì declameranno i versi dell’Infinito prima del flash mob poetico in Piazza Largo Cappelli. Un momento di grande impatto e partecipazione, il flash mob (anche se posticipato di qualche giorno rispetto a quello ufficiale che si terrà il 28 maggio) sarà il fil rouge che unirà idealmente i ragazzi di Auletta con quelli delle altre scuole d’Italia nel nome di Giacomo Leopardi e di ciò che il suo pensiero rappresenta per la cultura italiana.

L’iniziativa – ha dichiarato Olimpia Leopardi – nasce per comunicare in maniera non istituzionale la bellezza della poesia, superando i limiti dello spazio delle scuole, uscendo dalle pagine dei libri e invadendo strade e piazze, là dove la poesia celebra la forza della vita, la gioia della creatività e la libertà dell’immaginazione. E il flash mob risulta essere lo strumento giusto, in quanto più attuale e vicino ai giovani, strumento che consente loro di vivere un profondo momento di unità e di condivisione nazionale trasversale “nel nome del bello che lenisce le pene del cuore e dell’anima”.

Rosa ROMANO

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