Cronaca

Sono state ben 373 le imprese del Vallo di Diano che hanno fatto richiesta di cessazione di attività alla Camera di Commercio di Salerno nel corso del 2013. Dunque più di un imprenditore al giorno, dal primo Gennaio al 31 Dicembre 2013, si è visto costretto ad arrendersi alle conseguenze della crisi e ad alzare bandiera bianca nel territorio valdianese, con tutte le conseguenze che ne derivano per centinaia di famiglie, tra quelle degli imprenditori e quelle dei dipendenti, che hanno perso la loro fonte di reddito. Una situazione drammatica che è andata peggiorando negli ultimi anni, e che dovrebbe essere la prima all'ordine del giorno dell'azione amministrativa ed istituzionale, ma della quale invece si parla raramente e che, cosa ancora più grave, soprattutto continua a non vedere una via d'uscita nè interventi concreti. Secondo i dati forniti dall'Ufficio dell'INPS di Sala Consilina nel settore industriale le richieste per l'ex indennità di disoccupazione -che con la riforma del lavoro del 2012 ha preso il nome di Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASPI)- sono state 1000 nel 2011 e 1250 nel 2013, con un incremento in 3 anni del 26%. Vale la pena ricordare che l'accesso all'ASPI è concesso solo se il lavoratore ha raggiunto un livello minimo di contribuzione, e che per i lavoratori che hanno invece raggiunto requisiti contributivi inferiori è prevista una forma di ammortizzatore ridotta che viene chiamata "mini ASPI". Le richieste per la mini ASPI all'INPS di Sala Consilina sono passate da 700 nel 2011, al 900 nel 2013, con un incremento del 20%. Ma anche nel comparto agricolo le cose non vanno meglio: se nel tempo si sono ridotti considerevolmente gli imprenditori agricoli, le richieste per l'ASPI sono passate da 800 (nel 2011) a 1000 (nel 2013), con un incremento del 20%. E' evidente che quello del lavoro e dell'impossibilità di portare avanti la propria attività imprenditoriale è il vero tema che dovrebbe essere al centro dell'agenda politica e istituzionale territoriale, ed invece sembra essere lontano anni luce dai riflettori e dall'azione politica. Lo ha ribadito chiaramente anche Giulia D'Aloia, figlia di quell'imprenditore di Sala Consilina che a inizio Gennaio è stato l'ennesima vittima della crisi e di questo stato di cose. Una lettera aperta, quella di Giulia, che andrebbe letta e riletta dall'inizio alla fine riga per riga migliaia di volte, perché rappresenta in modo esemplare un atto d'accusa contro l'immobilismo e l'ipocrisia dilagante espresso con grandissima dignità.
"Mio padre –ci dice tra le altre cose Giulia- in un momento delicato della sua vita ha perso completamente la speranza. Ha smesso di avere fiducia nel futuro. Dopo decenni di duro lavoro e di incalcolabili sacrifici ha creduto che il domani non portasse più alcuna possibilità".
Che altro aggiungere di fronte a queste parole di verità, quando l'agghiacciante e sconcertante dato diffuso dal Centro Studi di Confartigianato, a proposito dell'andamento delle imprese artigiane nel nostro paese, conferma che in Italia sono oltre 93 le attività chiuse al giorno! L'anno che si è da poco concluso ha inflitto un durissimo colpo alle imprese artigiane, da sempre promotrici di lavoro e sviluppo. Dal 2008 il numero di imprese che ha chiuso bottega arriva addirittura a quota 80.000, ed il segretario generale della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Sergio Silvestrini, denuncia a ragione il totale silenzio dei "media di regime" sul dramma vissuto da questi imprenditori e dalle loro famiglie. Ancora di più nel Vallo di Diano questi temi sembrano non trovare spazio e considerazione. Nonostante i tanti campanelli d'allarme una classe politica ormai arroccata solo in posizione di difesa sembra incapace di "vedere" che le tante saracinesche abbassate e le imprese che chiudono rappresentano il vero dramma vissuto dal territorio. Le poche iniziative portate avanti, esclusivamente in difesa, sono sempre le stesse da ormai 30 anni, e con sempre minore efficacia. Le parole di oggi sono uguali a quelle di ieri, anche se i tempi e le contingenze sono completamente diversi. Insomma la politica del Vallo di Diano parla una lingua antica e datata, incomprensibile per chi non arriva più nemmeno alla metà del mese e non può pagare le bollette. Il tanto sbandierato decollo dell'economia legato al turismo e all'agricoltura è restato sulla carta, mentre il vero motore del reddito territoriale, fatto di tante piccole e medie imprese, sta andando in frantumi nel più assoluto silenzio.

Antonio Sica

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