Cronaca

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L'amministrazione comunale di Monte San Giacomo, guidata dal sindaco Raffaele Accetta, interviene sulla vicenda della truffa verificatasi presso il locale ufficio postale, che ha visto sparire diverse centinaia di migliaia di euro dai libretti degli utenti. Sulla vicenda è in corso l'inchiesta della Compagnia Carabinieri di Sala Consilina, che vedrebbe indagata la direttrice dell'ufficio postale, mentre la quantità esatta del denaro sparito è ancora in via di quantificazione da parte dei funzionari dell'ufficio centrale delle Poste di Sala Consilina. Ora sui gravi fatti accaduti a Monte San Giacomo, che hanno gettato nel panico centinaia di utenti residenti nel piccolo comune del Vallo di Diano ma anche all'estero, interviene l'amministrazione comunale con una lettera aperta inviate a Poste Italiane. "Gli ammanchi sui depositi postali –si legge nel documento- sia pure in corso di accertamento, hanno gettato nel panico decine di famiglie che si sono viste improvvisamente sottrarre i risparmi di una vita di lavoro e di sacrifici. Questa incresciosa e dolorosa vicenda –continua la lettera aperta- oltre a produrre un danno rilevante all'economia dell'intera comunità, ha messo in crisi il rapporto fiduciario tra cittadini ed istituzioni finanziarie, causando peraltro un notevole danno di immagine al paese". L'amministrazione comunale di Monte San Giacomo chiede pertanto alle autorità competenti di Poste Italiane, a prescindere dall'indagine giudiziaria in corso, di accertare immediatamente i danni prodotti e le responsabilità di quanti erano preposti al controllo ed alla vigilanza di tale sede operativa. "Sarebbe auspicabile inoltre –prosegue il documento- avere garanzie riguardo ai giusti risarcimenti dovuti ai risparmiatori interessati in tempi rapidi, poiché occorre avere coscienza di una situazione che, col passare del tempo ed in assenza di adeguate e definitive risposte, rischia di fomentare ed alimentare pericolosi sentimenti di rabbia, sfiducia e sconforto". Infine la stessa Amministrazione si dichiara disponibile a fornire supporto, affinchè le indagini possano svolgersi il più velocemente possibile e contemporaneamente si riserva, in caso di mancato riscontro della richiesta effettuata attraverso la lettera aperta, di affiancare i cittadini coinvolti e danneggiati in ogni azione legale da loro promossa, mettendo in atto tutte le possibili procedure di competenza.

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Continuano le indagini sull’ordigno artigianale rinvenuto venerdì scorso nel territorio di Casalbuono,  vicino ad un cavalcavia dell’Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria, nei pressi della cava di sabbia della ditta Perruolo Inerti. Nelle immagini, realizzate dal giornalista di Buonabitacolo Elia Rinaldi, è visibile l’area nella quale l’ordigno, costituito da una bombola di gpl da 15 chilogrammi e da materiale plastico, è stato abbandonato forse precipitosamente, a causa dell’inaspettato arrivo sul luogo del proprietario della Cava. Una coincidenza che forse ha evitato per un pelo l’ennesimo attentato all’autostrada Salerno-Reggio Calabria: l’immediato allarme dato dal proprietario della Cava ha infatti consentito l'intervento prima dei Carabinieri e  dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Sala Consilina, che hanno isolato l’intera area, e poi quello degli artificieri di Salerno, che hanno provveduto a disinnescare l'ordigno. Un attesa di circa due ore, nelle quali si è reso necessario interrompere il traffico sulla A3 Sa/RC: come si vede dalle immagini, infatti, il viadotto dell’autostrada passa infatti proprio sulla cava dove l’ordigno è stato rinvenuto. A distanza di 5 giorni l’ipotesi più accreditata sembrerebbe quella di un gesto intimidatorio, come confermato anche dal contenuto del biglietto lasciato accanto all’ordigno. Sul Blog del suo libro “Truffa di Stato” Rinaldi torna ad occuparsi della Salerno- Reggio Calabria, dopo la recente inchiesta dedicata alle frane e agli smottamenti del tratto salernitano, e questa volta punta la sua attenzione sull’attentato di Casalbuono. “Non si esclude- scrive Rinaldi- che la vicenda sia in qualche modo collegata all’incendio di una betoniera della ditta Bulfaro, avvenuto la settimana scorsa nel cantiere autostradale di Lagonegro”. I due episodi si aggiungono infatti alla lunga serie di reati criminali avvenuti in questi anni nei cantieri dell’autostrada A3, che la Confesercenti già nel 2007 arrivò a definire  il “più lungo corpo del reato d'Italia”, a causa degli appalti truccati, delle tangenti, delle intimidazioni e delle infiltrazioni malavitose. “Le cosche –continua RInaldi- fanno estorsioni alle imprese che non sono amiche, gonfiano fatture, scaricano materiale di scarsa qualità sotto il manto stradale e corrompono funzionari Anas. E pretendono sempre il 3 per cento da ogni lavoro altrui. Tranne dalle parti di Lamezia Terme e di Vibo Valentia, dove si sale a volte fino al 10 per cento e dove una trentina di imprese in odore di 'ndrangheta si arricchiscono con i ponti e con i tunnel”.

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Dopo il tragico incidente stradale che ieri pomeriggio a San Pietro al Tanagro ha causato la morte del 18enne Carmine Verrone, gli amici increduli manifestano il proprio affetto sulla pagina FB dello sfortunato giovane, mentre continua la tremenda scia di sangue che nell’ultimo anno e mezzo ha segnato le strade del Vallo di Diano.

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Ancora un incidente mortale sulle strade del Vallo di Diano si è verificato nel primo pomeriggio di oggi a San Pietro al Tanagro, sulla strada Provinciale 19, Ex Strada Statale 426 Teggiano-Polla. A perdere la vita, nel violentissimo impatto frontale tra una Fiat Panda e una Alfa Mito, un giovane di 18 anni di Teggiano, che era alla guida della Panda. Ferito anche l’autista 26enne dell’Alfa, di Sant’Arsenio, ricoverato presso l’Ospedale di Polla. Le sue condizioni sarebbero serie ma, secondo i sanitari, non sarebbe fortunatamente in pericolo di vita. Sulla dinamica dell’incidente, verificatosi poco prima delle 14,30, sono in corso gli accertamenti dei Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, giunti immediatamente sul posto insieme ai colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile, ai sanitari del 118 ed ai Vigili del Fuoco del Distaccamento di Sala Consilina, ai quali è toccato il triste compito di estrarre la giovane vittima dalle lamiere accartocciate della Panda. Dalle prime ricostruzioni sembra che la Fiat Panda, proveniente da Sant’Arsenio, per cause in corso di accertamento, sia andata fuori controllo, invadendo la corsia opposta sulla quale viaggiava l’Alfa, proveniente da Teggiano. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo al giovanissimo autista della Panda, che sembra avesse conseguito la patente di guida da pochi giorni. Ai sanitari del 118 non è rimasto che constatare la sua morte, prima della rimozione dall’auto da parte dei Vigili del Fuoco. 

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