Cronaca

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Movimentata serata di lavoro per i Vigili del Fuoco di Sala Consilina, che intervenuti a San Pietro al Tanagro per una perdita di gas metano si sono improvvisati anche poliziotti, individuando e impedendo la fuga della persona che l'aveva causata, risultata poi essere alla guida di un'auto rubata. Questi i fatti: i Caschi Rossi, guidati dal caposquadra Luigi Morello, sono intervenuti nella serata di ieri a San Pietro al Tanagro per una fuga gas causata da una vettura che, in pieno centro storico, era andata fuori controllo concludendo la sua corsa impazzita contro un tubo di gas metano. Il forte impatto aveva tranciato la tubatura, di qui la fuga di gas che aveva allarmato gli abitanti del centro storico cittadino e causato l'allarme immediatamente recepito dai Vigili del Fuoco, che in breve sono giunti sul posto. Mentre i caschi rossi erano impegnati a mettere in sicurezza l'area e a riparare la pericolosa perdita, un residente, che aveva assistito all'impatto dell'autovettura contro la tubatura del gas, li ha informati che la vettura era ritornata sul posto. A quel punto il caposquadra Luigi Morello ha raggiunto l'auto "incriminata", e resosi conto che a bordo era presente il conducente e che l'uomo era completamente ubriaco e rispondeva con frasi sconnesse, lo ha invitato a scendere. Un invito che non è risultato affatto gradito all'uomo, che non solo si è rifiutato di scendere dall'autovettura ma ha tentato di allontanarsi e di darsi alla fuga con la stessa vettura. Pronta la reazione dei Vigili del Fuoco, che hanno bloccato la strada impedendo all'uomo di fuggire, fino a che non si è deciso a scendere dall'auto per essere arrestato dai Carabinieri giunti dopo poco sul posto. L'auto in questione è risultata poi essere stata rubata a Polla. Insomma davvero un doppio successo per i Vigili del Fuoco di Sala Consilina, che non solo hanno risolto la situazione critica generata dalla pericolosa fuga di gas nel centro storico di San Pietro al Tanagro, ma si sono improvvisati con successo anche "sceriffi" consentendo la cattura del responsabile, che ripresosi dalla sbornia dovrà ora rispondere ai militari dell'arma del possesso e della guida di una autovettura rubata. 

Antonio Sica

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E' in programma mercoledì 20 Novembre presso il Tribunale di Lagonegro una nuova udienza del processo sul caso del boschetto paleo-palustre di Sassano, che vede imputato un ex Senatore della Repubblica Italiana, legale rappresentante della soc. Cooperativa Betulla, per occupazione di suolo pubblico. Una vicenda emblematica per il Vallo di Diano, quella del boschetto paleo-palustre di Località Cappuccini, perché al di là degli esiti processuali racchiude in sé le contraddizioni di un territorio che a parole proclama la sua vocazione naturalistica ed ambientale, ma nei fatti non ne difende le peculiarità. La Carta di Destinazione d'Uso del Territorio, approvata dalla Comunità Montana il 13 febbraio 2003 individuava infatti la zona in questione, unica nel suo genere, sia come zona PIP, sia come sito di pregio ambientale. Il 31 luglio 2003, il caso del boschetto fu ripreso nella trasmissione radiofonica di Oliviero Beha e Mauro De Cillis, La Radio a Colori. L'amministrazione di Sassano, il 24 dicembre 2003, approva il Piano Insediamento Produttivi. Il progetto prevedeva una strada nel boschetto (oggi parzialmente realizzata), che ne isolava i due rami irreversibilmente. La Regione Campania, senza notare l'assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per l'opera infrastutturale da eseguirsi in una zona "di particolare pregio ambientale e paesistico", finanziava il progetto per un importo di 808mila 200 euro. L'importo totale dell'opera era di 861mila 954 euro, di cui 53mila 699 a carico del Comune di Sassano. Il 20 gennaio del 2011 una vasta area della zona PIP e del boschetto paleo-palustre è stata posta sotto sequestro. Dalla "Scheda di trasmissione di notizie di reato" del Comando del Corpo Forestale dello Stato, inviata alla Procura nell'occasione, emerge che "sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco", e che "il Comune di Sassano ha lottizzato, per scopi produttivi, un luogo boscato". L'area industriale è stata costruita da un'azienda di Casal di Principe; oggi quelle infrastrutture sono già del tutto fatiscenti. Tutto ciò è avvenuto nonostante la Legge Regionale n. 17 del '98 prevedesse l'obbligo dei Comuni di rivedere il proprio PRG alla luce della Carta di destinazione d'uso del territorio, approvata dalla Comunità Montana. Secondo i rilievi effettuati nel 2011 del Corpo Forestale dello Stato, "una porzione del bosco, pari a circa mq. 700, risulta ricolma di rifiuti edilizi, miste a terre e rocce da scavo... che avanzano gradualmente nell'area palustre cagionando un serio danneggiamento al bosco". Una vicenda che probabilmente sarebbe passata sotto silenzio senza l'interessamento del Codacons Vallo di Diano, che è riuscito a portarla alla ribalta seguendo le sue complesse evoluzioni fin da principio e segnalando quanto stava accadendo. E così si arriva al processo la cui prossima udienza è in programma mercoledì a Lagonegro, e che vede imputato un ex Senatore della Repubblica legale rappresentante della Società Cooperativa Betulla, per occupazione di suolo pubblico. Secondo le accuse la Società "dopo aver acquistato, dal Comune di Sassano circa 2845 mq. di terreno sito in località Fornace – via Macchia Mezzana (lotto nr. 09 – zona PIP), ha realizzato un piazzale in materiale misto calcareo avente una superficie di circa 3750 mq., occupando arbitrariamente circa 941 mq. di terreno del Comune di Sassano". Secondo il Codacons Vallo di Diano il Comune di Sassano avrebbe dovuto e potuto costituirsi parte civile in questo processo, ma alla società cooperativa parteciperebbero come soci o collaboratori altri pezzi delle istituzioni locali (vari sindaci, vicesindaci e assessori delle passate amministrazioni sassanesi, alcuni ancora oggi consiglieri comunali, un segretario cittadino di partito, un ex assessore di un paese vicino, ed addirittura un giudice di pace). Insomma come si diceva una vicenda esemplare ed indice di un ambiguo "doppio binario" che da anni caratterizza l'azione amministrativa del territorio. Una "triste storia" come afferma il responsabile della sede Codacons del Vallo di Diano Roberto De Luca, ancora più triste se si pensa alla relativa interrogazione parlamentare a firma dell'On. Trepiccione, in quota Verdi, prima presentata su proposta del Codacons nel 2007 e poi "opportunamente" ritirata dallo stesso. Evidentemente anche per le pressioni di una classe dirigente del Vallo di Diano che non si fa mancare nulla quando si tratta di enunciare "grandi proclami", ma preferisce mantenere i "fari spenti" su questa ed altre scomode verità.
Antonio Sica

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NEL VIDEO SERVIZIO LE IMMAGINI DEL TENTATO FURTO REGISTRATE QUESTA MATTINA PRESSO LA CONCESSIONARIA AUTODIANA
Avevano pianificato nei minimi dettagli un furto in grande stile presso una concessionaria d'auto di Sala Consilina, ma i loro piani sono stati sventati da un vigilante. Lo svolgimento del clamoroso tentato furto ricorda le imprese della banda di ladri capitanata da Nicolas Cage nel film "Fuori in 60 secondi", ma questa volta è tutto vero ed è mancato davvero poco alla banda di ladri che ha agito in località Fonti di Sala Consilina, presso la concessionaria FIAT Autodiana, per realizzare una impresa criminale che avrebbe fatto scalpore. Nel mirino della banda decine di autovetture contenute nel recinto esterno della concessionaria. I ladri –dalle prime informazioni- hanno agito intorno alle 23,00 di domenica notte: almeno una decina di professionisti tutti vestiti con giubbini di felpa con cappuccio, che sono stati ripresi dalle telecamere di sicurezza del sistema interno alla concessionaria. I malviventi, dopo aver scardinato con la fiamma ossidrica i cancelli posteriori di recinzione, hanno utilizzato gli stessi cancelli posizionati su un muretto basso per utilizzarli come rampa, ed in tal modo per far uscire le automobili dalla concessionaria. Ma proprio sul più bello, quando i ladri avevano già rifornito di carburante una quarantina di auto, nuove ed usate per portarle via, per un valore superiore ai 600mila euro, a rovinare i loro piani è arrivato provvidenzialmente un vigilante. La guardia passando davanti alla Concessionaria, si è insospettita dopo aver notato che le luci esterne del piazzale espositivo erano spente. Immediatamente il vigilante ha avvisato il titolare della concessionaria, che è giunto sul posto in pochi minuti. Nel frattempo la stessa guardia giurata era entrata nella concessionaria, spaventando i malviventi che si sono dati alla fuga. Sul posto, subito dopo l'allarme, anche una pattuglia dei carabinieri, ma i banditi avevano fatto già perdere le loro tracce. I ladri, a causa della precipitosa fuga, hanno lasciato dietro di sè diverse tracce (dagli attrezzi da scasso ai bidoncini di carburante) che ora, insieme ai filmati delle telecamere, sono al vaglio degli inquirenti.

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"Cronaca di una morte annunciata", si potrebbe sintetizzare in questo modo il tragico gesto di Franco D'Argenio, 58enne operaio della Comunità Montana Irno-Solofrana, senza stipendio da 17 mesi e che ieri si è tolto la vita per la disperazione ad Aiello del Sabato, in provincia di Avellino. Una morte annunciata dopo che, mese per mese, all'operaio forestale e a tanti altri colleghi di lavoro era stata sottratta la speranza di una vita dignitosa. Le riflessioni del collega Lorenzo Peluso, direttore di Quasimezzogiorno

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