Cronaca

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Nella serata di oggi ennesimo incendio di un'abitazione. Immediato l'intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Sala Consilina con il caposquadra Francesco De Dominicis che in pochi minuti hanno domato le fiamme e messo in salvo 3 persone rimaste all'interno della casa. Sono in corso accertamenti per risalire alla causa scatenante anche se sembra che le fiamme si siano propagate dalla canna fumaria dell'abitazione

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Non ce l'ha fatta Emilio Di Sarli, il 76enne di Teggiano rimasto gravemente ustionato nell'incendio divampato nella sua abitazione lo scorso 8 dicembre. Dopo i primi soccorsi effettuati presso l'ospedale Luigi Curto di Polla, la gravità delle ferite con ustioni di 3° grado su gran parte del corpo, aveva reso necessario il trasferimento presso il Cardarelli di Napoli dove è deceduto nella giornata di ieri. A causare l'incendi che è costata al vita al 76enne di Teggiano, probabilmente una scintilla partita dal fuoco che ha colpito il divano. Il materiale acrilico di cui era composto ha preso immediatamente fuoco ed ha invaso tutta la casa. Ad allertare i soccorsi una vicina di casa allarmata dal figlio del pensionato che, dopo ripetuti tentativi di mettersi in contatto con il padre, si era rivolto alla donna per chiedere di controllare. Nell'avvicinarsi all'abitazione, la donna ha avvistato l'incendio ed ha subito chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco. Immediato l'intervento dei caschi rossi del distaccamento di Sala Consilina che, giunti sul posto, sono riusciti a mettere in salvo l'anziano affidandolo alle cure dei sanitari del 118, giunti anch'essi immediatamente presso l'abitazione in fiamme che hanno immediatamente provveduto al trasporto presso il vicino ospedale di Polla. A seguito della gravità delle ferite riscontrate sul corpo dell'uomo, il personale medico ha ritenuto necessario il trasferimento presso l'Ospedale Cardarelli di Napoli dove, nonostante le cure, il 76enne di Teggiano è morto nella giornata di ieri. Oggi il rientro della salma da Napoli mentre i funerali saranno celebrati domani alle ore 11,00 presso la chiesa di San Giuseppe a Pantano di Teggiano

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Ancora un caso di "paternità negata" nel Vallo di Diano, e di un padre impossibilitato a rivedere il proprio figlio. Dopo la vicenda del piccolo Francesco Solimo di Sant'Arsenio, balzata alle cronache nazionali anche su "Chi l'ha visto", una nuova storia forse ancora più sconvolgente, raccontata in un articolo a firma di Pasquale Sorrentino su "Il Mattino, vede sfortunato protagonista un 40enne di Sala Consilina che da ben 6 anni non riesce a rivedere il proprio figlio. L'uomo si era fidanzato con una romena, ed i due avevano deciso di convivere. La coppia aveva dato alla luce un bambino, e quando il piccolo aveva poco più di un anno la ragazza aveva chiesto al compagno di accompagnarla in Romania per andare a trovare i propri genitori, che avevano problemi di salute. Inizia così l'odissea dello sfortunato 40enne, che si mette in viaggio verso la Romania con la compagna ed il figlio e dopo 24 ore raggiunge la famiglia della donna, che vive in una località isolata, tra le montagne. L'uomo intuisce che qualcosa non va, i genitori della donna sembrano stare bene. Ma prima che possa rendersi conto della "trappola", nel cuore della notte il 40enne viene aggredito, malmenato, derubato e cacciato fuori casa. Con molte difficoltà, riesce a raggiungere l'ambasciata italiana, e denuncia la situazione, prima lì e poi al suo rientro in Italia. Da quel giorno sono trascorsi circa sei anni, sei anni passati senza che il padre abbia potuto rivedere suo figlio. Ma non è tutto, perché nel frattempo, dalla ex compagna sono arrivate puntuali le richieste di soldi per il bambino, che il padre, pur con grandi difficoltà, ha cercato sempre di onorare. Tutto documentato dall'avvocato dell'uomo, Enrico D'Amato, lo stesso legale che sta seguendo la vicenda del piccolo Francesco Solimo di Sant'Arsenio. Ma non è tutto: la romena si è sposata con un connazionale, ha avuto altri figli, e qui la vicenda già drammatica assume i toni della beffa: la donna ha denunciato l'ex compagno alla giustizia romena, ed al quarantenne di Sala Consilina vengono ora chiesti anche gli alimenti. "Una richiesta paradossale e assurda – commenta l'avvocato D'Amato – visto che per chiedere gli alimenti bisogna concordare, tra le altre cose, anche le modalità di incontro tra il padre e il figlio". Insomma dal Vallo di Diano ancora una storia di un padre privato del proprio diritto di esserlo. Non solo da 6 anni impossibilitato a vedere il proprio figlio, ad incontrarlo o ad avere notizie concrete sul suo stato di salute. Ma anche beffato dalla ex compagna e trascinato in una allucinante vicenda giuridica causata -come sottolinea l'avvocato D'Amato- dalla mancanza di linee guida precise a livello internazionale.

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Supera in totale i 30 milioni di euro l'ingente evasione fiscale scoperta dai finanzieri della Tenenza di Sala Consilina al comando del tenente Giuseppe Mosca, nell'ambito di un'inchiesta per l'utilizzo di false fatture, che vede coinvolte varie imprese èdili domiciliate fiscalmente nel Vallo di Diano ma operanti nel vicentino. Erano quattro le società di capitali, che insieme ad una società di persone e ad una ditta individuale, nonostante un giro d'affari elevato, risultavano in perdita sistemica dal 2005, e perennemente in posizione creditoria nei confronti dell'Erario. Le indagini hanno evidenziato che un soggetto economico vicentino - formalmente titolare di un'impresa edile - si era prestato a fare da "cartiera" nei confronti delle altre aziende coinvolte cedendo, previo pagamento di un congruo corrispettivo, interi bollettari di fatture "in bianco", recanti l'intestazione ed il timbro della propria azienda. Le fatture venivano poi compilate dagli utilizzatori nella parte afferente le fittizie prestazioni di servizio ricevute e gli importi corrisposti, comprensivi di I.V.A., a seconda delle necessità di ciascuna azienda di "aggiustare" ad hoc la propria dichiarazione fiscale. Al termine dell'attività ispettiva, i militari della Tenenza di Sala Consilina hanno accertato che le cinque società e la ditta individuale avevano indebitamente dedotto costi fittizi per oltre 25 milioni di euro, ed I.V.A. relativa e dovuta per oltre 5 milioni di euro, evadendo, inoltre, 1 milione e 400mila di euro di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP). Tutto ciò attraverso l'utilizzo delle false fatture afferenti a lavori edilizi mai effettuati: la società "cartiera" non è risultata infatti disporre di attrezzature tecniche necessarie, né tantomeno della mano d'opera atta a giustificare volumi d'affari di svariate decine di milioni d'euro, per gli anni d'imposta oggetto dell'accertamento. Per quanto concerne le responsabilità penali contestate, tre soggetti, tra cui due fratelli originari di Sala Consilina, sono stati deferiti all'Autorità Giudiziaria per associazione a delinquere, falso ideologico, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni oggettivamente inesistenti, dichiarazione infedele, indebita compensazione di imposte e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Erano stati infatti assunti "fittiziamente" alle dipendenze alcuni cittadini extracomunitari, per consentire loro la regolarizzazione dei permessi di soggiorno ed ottenendo in cambio la dazione di somme di denaro tra gli 800 e i 1.000 euro. Il tutto era stato reso possibile avvalendosi dell'intermediazione di un soggetto originario dell'ex Jugoslavia, anch'egli indagato per il medesimo reato. In esecuzione di apposito decreto emesso dal Tribunale di Lagonegro, sono stati sottoposti a sequestro preventivo per "equivalente", con riferimento ai reati di natura tributaria, beni mobili, immobili e depositi bancari per oltre 500 mila euro.

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