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Sta per tornare in libreria con un nuovo volume Lorenzo Peluso, giornalista embedded che da oltre 10 anni racconta le missioni militari nei Paesi del Medio Oriente devastati dalle guerre. È in uscita il nuovo libro dal titolo "Di là del fiume, il Mio Afghanistan", in questo anno segnato dal ritiro delle truppe della coalizione dal Paese asiatico dopo 20 anni di missione a sostegno delle popolazioni locali.

Lorenzo Peluso, oltre a raccontare attimo per attimi il lavoro e l'impegno dei militari sul territorio afgano in occasione dei suoi viaggi, ha anche raccolto storie di vita di una terra martoriata e della sua gente. Racconti e raccolte da cui ha poi tratto interessanti volumi che hanno consentito di entrare nella parte più vera di chi vive sulla propria pelle il dolore delle guerre, riuscendo sempre a svelare un profilo inedito di quel mondo che sembra lontano ma che il giornalista di Sanza è riuscito ad avvicinare e a renderlo visibile a tutti. Dopo "As-salamu ‘alaykum" e "I Giardini di Bagh-e Babur", sta per arrivare in libreria "Di là dal fiume, Il Mio Afghanistan", il terzo volume che ripercorre i viaggi di Lorenzo Peluso come inviato sui teatri di guerra per diverse testate giornalistiche e di informazione. Edito dalla casa editrice Gagliardi  il nuovo libro di Lorenzo Peluso in uscita, raccoglie cento fotografie, ritratti di volti, espressioni, attimi di vita. Una raccolta di sensazioni.

Una seria analisi anche sul contesto attuale e sull’imminente futuro dell’Afghanistan che è ritornato ad essere da qualche settimana ostaggio nella morsa dei talebani.

“Sono cosciente - spiega Peluso - di non essere un fotografo, se mai me lo si vuole concedere, credo di essere solo un pignolo che guarda e riguarda immagini e lo faccio solo per sopperire a quell’avidità che la mia mente curiosa genera, di continuo, perché ho necessità di comprendere, capire, conoscere. Sono cosciente, tuttavia, di non essere neppure uno scrittore. A mia discolpa vi offro l’unica risposta che conosco, dopo essermi interrogato per molto tempo sul perché scrivo: non ho trovato altro modo per parlare agli altri, a coloro che mi stanno intorno, se non lasciando scorrere quel flusso di pensieri che la mia mente genera ad ogni riflessione, ad ogni emozione; attraverso quei segni lasciati sul bianco di un foglio. Segni che noi altri chiamiamo scrittura”.

Un libro che vuole essere un monito a non dimenticare gli orrori della guerra. Un conflitto che ha provocato decine di migliaia di vittime tra militari e civili tra cui anche 53 italiani con costi spaventosi sostenuti anche dall'Italia per circa 8,5 miliardi di euro. Una guerra che, come ricorda l'autore del libro, nonostante il ritiro delle truppe non è finita.

Anna Maria CAVA

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