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Illegittima l'iniziativa del Difensore Civico Regionale che, nel 2019, aveva inviato un Commissario ad Acta al comune di Sassano per l'approvazione di un "Regolamento per l'Organizzazione ed il Funzionamento delle Istituzione e degli Organismi di partecipazione". Nei giorni scorsi la Sezione Quinta del Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso in appello presentato dal Difensore Civico pronunciandosi definitivamente sulla illegittimità dell'azione del Difensore Civico che, è stato così stabilito, non rientrava nelle competenze dell'organo.

Nel 2019, presso il Comune di Sassano arrivò un commissario nominato dal Difensore Civico che, secondo quanto chiarito ora anche dal Consiglio di Stato, non aveva le competenze per inviare il commissario sul posto se non previa autorizzazione del presidente della Giunta Regionale. Autorizzazione che pare non ci sia stata. Ma non è tutto. Altra forzatura del difensore civico, secondo quanto emergerebbe dalle carte rese note dai giudici del Consiglio di Stato, il regolamento prevede che, il difensore civico, debba invitare l'ente a provvedere entro congruo termine a compiere l'atto che risulta mancante. Pare che, nel caso del Comune di Sassano, tale richiesta de approvazione del regolamento non sia arrivata.

A dar forza all'azione del Comune anche la Regione Campania che costituendosi in giudizio ha formulato deduzioni difensive a sostegno della tesi del Comune di Sassano mentre, il difensore civico regionale non si è costituito in giudizio nonostante sia stato intimato a farlo. A costituirsi in giudizio solo il Commissario ad Acta nominato. Nella sentenza viene inoltre  specificato che, il Difensore Civico svolge funzioni che impediscono la configurazione come organo di governo ed eventuali azioni legate a spostamenti di competenze possono essere svolte solo se espressamente autorizzate dagli organi regionali di vertice. Cosa non verificatasi secondo quanto emerso. Chiusa quindi la questione del Regolamento per lorganizzazione ed il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione” che, peraltro, secondo quanto riportato nelle sentenza dai giudici del Consiglio di Stato, era anche stato anche approvato dal Consiglio Comunale al momento dell'arrivo in Comune del Commissario.

Anna Maria CAVA

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