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Il commissariamento dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Sala Consilina è frutto di una logica conseguenza dovuta a dissidi interni al consiglio degenerata, dal 2019, ad una condizione di minoranza del presidente. A renderlo noto i consiglieri  che, con una nota, hanno ripercorso, i due anni di crisi. Nella nota, viene ricordato come, il presidente uscente non avrebbe potuto ricandidarsi nè alla carica di presidente nè tantomeno, come consigliere, dato che, l'ordine prevede che i componenti dei consiglio posso ricandidarsi per massimo 4 mandati.

In vista delle elezioni in programma per il 2020, i membri del consiglio avevano chiesto al presidente di dichiararsi incandidabile, in vista anche della preparazione delle liste e chiedendo un confronto politico. Cosa non avvenuta. Successivamente, il presidente aveva chiesto al consiglio di sfiduciare il segretario. Richiesta respinta con la messa in minoranza del presidente ritrovatosi con 2 consiglieri a favore e ben 6 contro. Situazione che si ipotizzava, avrebbe portato alle dimissioni del presidente. Cosa mai avvenuta con Ritorto che, nonostante i numeri non lo consentissero, ha continuato a ricoprire il ruolo di presidente vista anche il diffondersi della pandemia.

Superata la fase di emergenza, al consiglio nazionale dell'ordine è stata consegnata, nel settembre 2020 la nota dettagliata, di circa 30 pagine, in cui venivano esplicitate le difficoltà al corretto funzionamento dell'ordine da cui è poi scaturita la decisione datata 21 settembre 2020 di richiedere al ministero della Giustizia lo scioglimento del consiglio dell'ordine dei commercialisti di Sala Consilina. Una richiesta a cui non è stato dato immediato seguito, nonostante le difficoltà evidenti nel prosieguo dell'attività dell'Ordine, dal Ministro della giustizia Bonafede prima e Cartabia poi.

Dal ministero, secondo quanto si legge nella nota, erano state rivolte, a febbraio, nuovo richiesta la consiglio nazionale in merito alla situazione dell'ordine di Sala Consilina e sul persistere delle condizioni di scioglimento del consiglio. Condizioni confermate dal consiglio nazionale che ha nuovamente chiesto, nel febbraio scorso, al ministro della Giustizia di emettere il decreto di scioglimento e contestuale nomina del commissario. Una situazione di instabilità quindi, che si sarebbe protratta nel tempo e per il quale si sperava nella risoluzione attraverso la presentazione delle dimissioni da parte del presidente Ritorto che ha continuato a mantenere il ruolo, nonostante l'assenza dei numeri in consiglio.

Anna Maria CAVA

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