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"Siamo arrivati ad un anno senza ristori" sostengono da UNOE nazionale, che è coordinata a livello regionale da Giuseppe Lupo. È in arrivo il DL Sostegno e l'Unione Nazionale Organizzatori Eventi  chiede di non essere dimenticata, considerando che sono 712.000 le imprese direttamente coinvolte negli eventi senza contare l’indotto. Pone una serie di questioni che vanno considerate.

“Il Decreto Ristori 5 è divenuto DL Sostegno, speriamo che cambi - dicono - con il nome anche la musica. Il settore ha visto solo ristori con confronti di fatturato relativi a mensilità e non all’intero anno di quasi totale mancanza di entrate. Vi è poi la questione della mancata considerazione, nei ristori, delle start up avviate nel 2019 e quindi prive di fatturato. Spesso si tratta di imprese che sono semplicemente mutate di ragione sociale nel 2019 o a inizio 2020 con la struttura di aziende ventennali e responsabilità verso i dipendenti".

“Abbiamo avuto la pazienza di veder slittare il  Ristori 5 - affermano - ma temiamo  ancora una volta di non essere stati considerati nemmeno dal nuovo Governo. Il DL Ristori precedente  prevedeva il sostegno a fondo perduto per la nostra categoria solo per il mese di aprile 2020 a confronto del fatturato 2019 ma non possiamo basarci su introiti mensili, poiché nel nostro comparto il fatturato di un singolo mese può essere legato alla realizzazione di un evento e quello dopo può essere pari a zero quindi va assolutamente cambiata la metodica di assegnazione prendendo in esame l’anno intero”. 

UNOE  chiede inoltre che i fondi non siano stanziati fino ad esaurimento ma in modo proporzionale, perché gli organizzatori di eventi di piccole dimensioni vengono penalizzati  rispetto ai colossi delle grandi fiere internazionali. Vorrebbe che la pace fiscale prospettata riguardi non solo i giganti dell’economia ma anche le piccolissime imprese che fino ad oggi senza incassi sono comunque state costrette a versare le tasse d’obbligo. Le aziende di UNOE infine  vogliono tornare a lavorare al più presto, almeno per gli eventi all’aria aperta e  invocano una pianificazione di sostegno, perché tra la riapertura e la programmazione reale corrono tempistiche importanti  in cui gli investimenti a livello di comunicazione, commercializzazione e promozione, non sono coperti dal consueto flusso di cassa.

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