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La Campania ancora una volta ai vertici di una classifica nazionale ma, purtroppo, per l'ennesima volta si parla di un  primato ben poco edificante. Dopo il primo posto per minacce agli amministratori locali e il primato per aumento dei prezzi, ora la Campania occupa il posto in vetta alla classifica anche per ciò che riguarda il prelievo fiscale in riferimento ai tributi locali. Un dato questo che emerge dall'analisi pubblicata sul quotidiano Il Sole 24 Ore sui dati resi noti da Bankitalia e che vede poi un rafforzamento della criticità nell'articolo pubblicato sul quotidiano Il Riformista in cui emerge come, a fronte di un prelievo fiscale più alto rispetto al resto d'Italia, restituisce poco e male, in termini di servizi ai cittadini.

Dai dati resi noti dalla Banca d'Italia emerge come in Campania i tributi locali pesano sulle famiglie medie composte da padre madre e due figli minorenni, per 2066 euro, 183 euro in più sulla seconda regione, ossia il Lazio dove i tributi locali prelevati alle famiglie ammontano in media a 1883 euro. Più in generale in Campania i tributi locali ossia addizionali IRPEF, TEFA e TARI (seppur quest'ultima dal 2016 non è dovuta sulla prima casa) e ancora, Bollo Auto, assicurazione auto e trascrizione auto, sarebbero quindi le più alte d'Italia per una differenza, sulla media nazionale fissata a 1620 euro di 446 euro in più per famiglia e di 939 euro in più rispetto alla Valle d'Aosta regione dove la pressione fiscale è la più bassa. Il Sole 24 Ore però, precisa come no si tratti di una differenza tra Nord e Sud del Paese, evidenziando come il Piemonte, secondo i dati del 2019, faceva registrare una prelievo fiscale pari a 1794 euro a famiglia, così come, invece risulta ben al di sotto della media nazionale il prelievo fiscale in Basilicata dove si attesta a 1388 euro a famiglia.

Va sottolineato che, i dati del 2019, sono più bassi per tutte le Regione rispetto al precedente dato del 2015 in quanto, nel 2016, si ricorda, è arrivato lo stop al pagamento della TARI sulla prima casa, andando ad incidere per circa 300 euro. Ma non è tutto. Alla notizia della pressione fiscale più alta in Campania  rispetto al resto del Paese, si aggiunge l'analisi del quotidiano il Riformista che mette in evidenza come, a fronte del pagamento dei tributi più alti in Italia, la qualità dei servizi offerti è inferiore. A tal proposito viene evidenziato come, i campani su un reddito decisamente più basso rispetto al resto d'Italia, deve fare i conti con una pressione fiscale di contro molto più alta. L'autore dell'articolo rimarca poi sulla necessità di effettuare investimenti importanti in Regione Campania e deve arrivare più denaro in Regione ma, si specifica nell'articolo "non per venire incontro alle lamentele di questo o quel politico che magari chiede quei soldi per continuare a sperperarli solo in quelle attività che producono voti". 

Anna Maria CAVA

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