Attualità

Nello scorso fine settimana l’Istituto Superiore “Pomponio Leto” di Teggiano ha celebrato la Giornata del Ricordo. In memoria delle vittime delle foibe, uccise per mano delle milizie jugoslave di Tito durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, e dell’esodo istriano-giuliano-dalmata in seguito al Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947. Una tragedia tutta italiana, troppo a lungo minimizzata relegando le vittime ai bordi della storia. Hanno pagato lo scotto di averla vissuta dalla parte sbagliata. Da alcuni anni è stato squarciato il velo di oblio su quegli eventi drammatici e se ne parla in occasioni dedicate. Come è avvenuto a Teggiano.

L’iniziativa al Pomponio Leto è stata promossa dalla sezione Interact che ha sede proprio presso la scuola di Teggiano. Si è avvalsa del contributo della professoressa Anna Maria Francesca Totaro, che ha preparato i suoi ragazzi sui fatti storici e durante l'incontro si sono cimentati con consapevolezza in un dibattito con i relatori. Presente con la sua testimonianza indiretta il dottor Giuseppe Morello, nipote dell’agente della Polizia di Stato di cui porta il nome, infoibato nel 1945 dopo essere stato catturato dalle milizie titine presso la caserma di Monfalcone, oggi provincia di Gorizia ma, all'epoca, provincia di Trieste.  

A fare gli onori di casa è stato il Dirigente scolastico Rocco Colombo. Dopo i suoi saluti si sono succeduti gli interventi del Presidente della sezione Interact del Vallo di Diano, Ernesto Bianchino, del Presidente del Rotary Club Sala Consilina-Vallo di Diano, Antonello Rivellese. Le conclusioni sono state affidate al Governatore del Distretto 2100 del Rotary Club, Salvatore Iovieno che si è complimentato con i ragazzi per l’iniziativa. “É importante – ha sottolineato – sottoporre alla riflessione dei giovani questi momenti della nostra storia, affinché gli orrori del passato non abbiano mai più a verificarsi”. 

“Noi - ha dichiarato invece il Dirigente scolastico Rocco Colombo – siamo fermamente convinti che solo lo studio renda davvero liberi. Più si è ignoranti e più è facile essere manipolati. Le dittature nascono dall’ignoranza che è l’anticamera della violenza. E la violenza genera sempre altra violenza. Per questo pensiamo che la scuola debba profondere il massimo delle sue energie per fare in modo che i ragazzi conoscano gli orrori del passato, li studino e li analizzino, con la speranza che possano contribuire a non risvegliare mai più i sentimenti di odio che hanno prodotto i campi di concentramento, i gulag e le foibe”.

Rosa ROMANO

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