Attualità

In tutta la Campania e non solo diventano sempre più restrittivi i provvedimenti per chi decide di intraprendere un’attività legata alla gestione dei centri scommesse e delle sale slot con il Tar che, più volte chiamato in causa, ha sempre perorato la causa di amministratori e questori rigettando, invece, i ricorsi dei gestori.

L’ultimo provvedimento del Tar Campania ha bocciato il ricorso di un esercente irpino a cui il questore non ha concesso la licenza per raccolta scommesse perché l’immobile è a meno di 500 metri da una scuola non rispettando la norma del regolamento comunale circa la distanza minima dai luoghi sensibili, ovvero tutti i luoghi (inclusi gli istituti scolastici) nei quali si presume la presenza di soggetti appartenenti alle categorie più vulnerabili rispetto alla tentazione del gioco d'azzardo ed all'illusione di poter conseguire attraverso di esso facili guadagni.

Come specificato dal Tar la normativa punta a contenere “al minimo anche le ipotesi di povertà derivanti da propri comportamenti, tutela la salute dei soggetti maggiormente esposti e a possibili fenomeni di devianza criminale, potenzialmente coinvolgenti sia le realtà familiari di riferimento sia lo stesso ordine pubblico”.

La sentenza del Tar Campania è solo l’ultima in ordine di tempo che ha interessato in passato anche il salernitano. Tra i casi più eclatanti c’è stato quello di Nocera Inferiore dove il Tar ha respinto il ricorso dei titolari di venticinque società, tra bar, sale giochi e gestori di videoslot che avevano chiesto l’annullamento del provvedimento del sindaco Manlio Torquato che limitava gli orari di utilizzo degli apparrecchi con vincita in denaro e una distanza di almeno 300 metri da luoghi sensibili.

Un giro di vite strette da parte dei giudici importante e fondamentale per limitare il fenomeno della ludopatia e del gioco d’azzardo dilagante tra i giovani.

Giuseppe OPROMOLLA

 

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