Attualità

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Sabato pomeriggio, interruzione per circa un'ora della Statale 166, a ridosso del centro storico di San Rufo, a causa delle operazioni di imbracatura e carico di un enorme masso di roccia calcarea pericolante, emerso in seguito ai lavori di messa in sicurezza del versante franato a seguito dell'alluvione del novembre 2010. Imbracato con grossi cavi di acciaio, il blocco di pietra dal peso di ben 180 quintali è stato sollevato da una imponente idro-gru, capace di sollevare 116 tonnellate. Le manovre, già di per sè rischiose, si sono svolte in una atmosfera di grande tensione da parte degli operatori e degli spettatori accorsi per l'occasione. A complicare le operazioni la presenza tra l'altro di un cavo elettrico, che divide il terrazzamento di proprietà di un cittadino del posto, il signor Orlando Abramo, dall'adiacente strada. È stato quindi necessario scavalcare il filo della corrente pubblica prima di adagiare, con cura, il grande masso su un camion di 600 quintali a pieno carico. La larghezza del macigno ha obbligato ad aprire parzialmente la sponda del cassone, successivamente fissata per la opportuna sicurezza. Alla fine le operazioni si sono concluse con successo, con l'enorme masso che è stato finalmente rimosso e non rappresenta più un pericolo per la Statale 166. Il blocco è stato quindi trasportato in un opificio di lavorazione della pietra per ricavarne portali, soglie, scalini e simili.

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I temi sempre caldi relativi alle tante emergenze del Vallo di Diano ma anche l'attualità delle elezioni del nuovo segretario provinciale del Partito Democratico e le relative polemiche delle ultime ore al centro della conferenza stampa tenuta questa mattina dal consigliere regionale Donato Pica presso l'Hotel Vallisdea di Sala Consilina. Ovviamente a tenere banco è soprattutto il caos creatosi nel PD provinciale con le denunce di brogli nelle votazioni in corso in diversi circoli effettuate dai due candidati Pedace e Annunziata che si erano presentati come alternativa al segretario uscente Landolfi, appoggiato senza se e senza ma da Pica. Nelle ultime ore Pedace ha confermato la sua rinuncia alla candidatura, mentre Annunziata sembra invece aver deciso di restare in gioco.

Spazio anche a diversi temi relativi al Vallo di Diano, tra i quali la lotta della Comunità di Montesano contro la Stazione Elettrica di Terna e l'allarme per le possibili esondazioni del Fiume Tanagro lanciato dai cittadini di Sala Consilina e Sassano, sui quali Pica ha confermato il massimo impegno per addivenire a soluzioni positive. Anche per quanto riguarda la Sanità il consigliere regionale ha confermato la riapertura della discussione sulla seconda ASL di Salerno che dovrebbe avere sede nel Vallo di Diano, tornata di grande attualità dopo la presentazione di una relativa proposta di legge regionale da parte del Consigliere Giovanni Fortunato. Infine per l'ex Foro di Giustizia del Vallo di Diano, Pica non fa nessuna retromarcia ma rilancia e sottolinea le diverse iniziative in corso o in divenire.

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Montesano sulla Marcellana si rivela sempre più fonte di storia millenaria fino ad ora sconosciuta. A seguito degli scavi archeologici effettuati nei mesi scorsi in località Pattano, dal gruppo di lavoro guidato dal Dott. Federico Nomi, archeologo collaboratore delle università La Sapienza e Roma 3, coadiuvato da Domenico Benoci e Andreina Flora, ha rivelato come, un crollo di detriti e fango, abbiano ricoperto gran parte dell'ingresso della grotta scoperta nel 2007, occultano, con ogni probabilità reperti storici risalenti a 2000 anni prima di Cristo e lasciati dagli abitanti che costituirono i primi insediamenti dell'area tra le località di Magorno e Tardiano. Inoltre, secondo quanto emerso dalle operazioni di scavo condotte dallo studioso, le località delle contrade di Tempa La Greca, Castracane, Tempa La Mandra e l'area di Montesano Scalo, anticamente Marcellino, attraverso accurate indagini, potrebbero portare alla luce reperti appartenenti ad antichissime ed estese necropoli di era preistorica. Andrebbe inoltre intensificata la ricerca e lo studio della Grotta di Sant'Angelo che, secondo un'antica leggenda, conduce ad un'antica basilica sui cui resti è stata costruita la Cattedrale di Sant'Anna in piazza Filippo Gagliardi. I dati di queste scoperte sono state presentate dallo stesso Federico Nomi al Sindaco di Montesano Donato Fiore Volentini e all'intera giunta comunale, anche attraverso supporti video e documentali meticoloso e attento, che hanno espresso vivo apprezzamento per quelle che possono essere le prospettive di crescita culturale del Comune, aggiungendo quindi al già presente museo civico comunale di Montesano, insieme alla riqualificazione di Palazzo Gerbasio, una nuova attrattiva che potrebbe portare alla realizzazione di un percorso turistico di carattere storico-archeologico. Particolare soddisfazione in merito all'esito delle ricerche è stata manifestata da Giuseppe Rinaldi, assessore alla cultura del Comune di Montesano che ha evidenziato soprattutto la necessità di ampliare il discorso agli altri Comuni del Vallo di Diano al fine di redigere primariamente una rete archeologica del comprensorio.

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Un interessante inchiesta pubblicata sul sito web di Italia Aperta (http://www.italiaperta.it/) ripropone il tema particolarmente attuale del rapporto tra il mancato sviluppo del territorio a sud di Salerno ed il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni. Emblematico il titolo dell'articolo, a firma di Antonluca Cuoco, Coordinatore territoriale della Campania per Italia Aperta: "Parco del Cilento: tutela del territorio o autoconservazione della peggiore specie?". Un dubbio più che legittimo, visto che a 20 anni dalla sua nascita ai cittadini del Cilento e del Vallo Di Diano non è ancora chiaro quale sia concretamente il ruolo dell'Ente Parco, istituito nel 1991 con la legge quadro sulle aree protette, e che si estende per una superficie di 181mila 48 ettari e comprende 8 Comunità Montane e oltre 80 Comuni. "Nel 2013 –scrive Cuoco- verranno spesi 315 mila euro per la riqualificazione ambientale e la manutenzione di beni di proprietà dell'Ente. Altri 268 mila euro sono stati utilizzati per la demolizione di edifici abusivi nel comune di Montecorice, la cui costruzione è avvenuta chiaramente di notte, con le autorità di vigilanza bendate e l'Ente Parco voltato di spalle o troppo impegnato nell'attività di tutela del territorio". Per quanto riguarda la valorizzare del territorio e delle produzioni locali, Cuoco sottolinea come all'Area promozione, al netto degli stipendi e degli acquisti di beni e servizi, venga destinata poco più del 5% della spesa complessiva dell'Ente. Tra i paradossi segnalati dall'inchiesta, si scopre che il Parco stanzia 200 mila euro per interventi di prevenzione dei danni da fauna e contemporaneamente ne spende 192 mila per rimborsare i danni provocati dalla fauna stessa: dunque probabilmente si tratta di una prevenzione quantomeno insufficiente se non inutile. Dal 24 aprile 2013 gli uffici del Parco sono stati spostati nel "Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità", una struttura di nuova realizzazione, nata per essere un vero e proprio campus dotato di laboratori, biblioteche e museo delle specie, ma che è divenuta la sede dell'attività amministrativa dell'Ente Parco. "Il tutto per la gioia di ricercatori e studenti –sottolinea Cuoco- che finalmente avranno occasione di studiare da vicino il comportamento di una specie molto particolare: il "Politicus Cilentanus". Ironia a parte, molti cittadini e imprenditori cilentani e valdianesi sono ormai convinti che il Parco, da potenziale volano della crescita e dello sviluppo di un territorio incontaminato e selvaggio, è diventato probabilmente una delle cause dello spopolamento a cui stiamo assistendo. La duplicazione di funzioni, il moltiplicarsi di adempimenti e di pareri vincolanti, spesso troppo soggettivi, ed il conseguente allungamento dell'iter burocratico per il rilascio di autorizzazioni, non ha fatto altro che scoraggiare ulteriormente le già modeste iniziative imprenditoriali. Eppure proprio la valorizzazione del territorio e delle risorse ambientali nonché la riscoperta dell'agricoltura potrebbero trainare la ricrescita economica. "Ma per questo -conclude il Coordinatore territoriale per la Campania di Italia Aperta- servirebbe un Ente Parco forte, solido e concreto su cui poter fare affidamento, capace di farsi portatore e promotore delle tipicità locali, e sotto il cui ombrello poter raccogliere più prodotti e più produttori. Sarebbe forse l'unica occasione di ripresa economica e l'ultima alternativa ad un veloce inesorabile declino".

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