Serre, discarica Macchia Soprana: il TAR Lazio dice no a nuove riaperture

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Mesi di protesta popolare, al freddo, sotto la pioggia per difendere Valle della Masseria un’area protetta al confine con l’oasi di Persano che l’ex capo della protezione civile Bertolaso avrebbe voluto trasformare in discarica regionale. Poi la vittoria a metà, dei cittadini, riusciti sì ad evitare che quest’area venisse trasformata in maxi-discarica ma dovendo cedere su un altro fronte: quello che ha visto riaprire, poi, l’ex discarica comunale – Macchia Soprana – ampliata e riempita dal 2007 al 2009 di circa 700mila tonnellate di rifiuti che sono ancora ammassati nel terreno senza ancora nessuna possibilità di essere smaltiti. Dal 2009 – appunto – la discarica di Macchia Soprana è chiusa.

Oggi, a tre anni di tempo e tre distinti ricorsi, poi unificati dalla prima sezione del Tar del Lazio, la pronuncia in primo grado che dice «no» a nuove e future riaperture della discarica di Macchia Soprana a Serre.

Una battaglia cominciata da Palmiro Cornetta, allora sindaco del comune dell’alto Sele. «Questa sentenza – ha commentato – ci dice che esiste ancora un’Italia del diritto anche se i tempi della giustizia continuano ad essere troppo lunghi».

I giudici del Tar laziale hanno accolto tutte le richieste avanzate dagli avvocati Bruno De Maria e Raffaele Falce, che hanno curato gli interessi dell’amministrazione comunale, disponendo l’annullamento di una serie di atti prodotti da diversi enti tra il 2009 e il 2010, tra cui spicca il piano d’ambito e il piano industriale per il ciclo dei rifiuti in provincia di Salerno, approvato con decreto del presidente della Provincia, all’epoca guidata dal deputato di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli.

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