Scuola. Dai dirigenti scolastici lettera al ministro: “Equiparare retribuzioni”

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Parte dalla dirigente scolastica dell’istituto omnicomprensivo di Padula Liliana Ferzola la lettera rivolta la ministro dell’istruzione per la ridefinizione dei contratti e delle retribuzioni. Da anni i dirigenti scolastici attendono l’equiparazione delle retribuzioni a quelle dei dirigenti pubblici come promesso all’atto della legge che, nel 1998 ha abolito la figura del preside e del direttore didattico, riservando le funzione al dirigente scolastico ed equiparando lo stesso a dirigente della pubblica amministrazione con uguale retribuzione. Manca però quest’ultimo passaggio.

Nonostante il rafforzamento delle responsabilità dei dirigenti scolastici attraverso le diverse leggi, in ultimo la Buona Scuola, manca sempre l’atteso adeguamento dei contratti dei dirigenti scolastici. Vista l’incertezza la dirigente scolastica di Padula scrive al Ministro dell’Istruzione e, anche altri dirigenti scolastici di tutta Italia fanno lo stesso. “Il contratto dei dirigenti scolastici è scaduto da anni. – spiega Liliana Ferzola – Da quando è nata la dirigenza scolastica al posto della figura del preside e del direttore didattico ci hanno promesso che saremmo stati pagati come gli altri dirigenti pubblici appartenenti alla stessa fascia. Con il passare degli anni – continua – ciò non è accaduto malgrado accordando le scuole sia stato ridotto il numero dei dirigenti scolastici di molto come nel caso di Padula che prima aveva un direttore didattico  e due presidi.

La definizione del nostro contratto è stata rinviata a settembre – spiega Ferzola – ma tutto lascia prevedere che non ci sarebbe neanche la volontà di utilizzare i fondi previsti dalla legge 107 più quelli stanziati e previsti nel def”. Nella lettera si spiega come  il ruolo del dirigente scolastico implica maggiori responsabilità e maggiore complessità rispetto agli altri dirigenti pubblici, per il legame diretto con le famiglie e i giovani per tale ragione, si chiede al ministro nella lettera.

“Ritiene di demotivare ulteriormente una categoria che svolge un ruolo delicato e che prevede il possesso di mille competenze mortificandone le aspettative? Apparteniamo ad una categoria , le cui esigenze possono essere accolte senza grandi risorse, ridando slancio a coloro che aiutano i giovani a diventare cittadini consapevoli. Attendiamo – scrivono nel finale i dirigenti scolastici – il suo impegno per una scuola migliore”.

Anna Maria CAVA

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