Sala Consilina, minacce a Vannacci su sede FdI. Bellomo: “Minacce che riportano agli anni di piombo”

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La scorsa settimana una scritta intimidatoria ai danni del Generale Roberto Vannacci, sono apparse la scorsa settimana su un vetro della sede di Fratelli d’Italia a Sala Consilina.

Minacce di morte per l’autore del libro “Il Mondo al Contrario” autoprodotto dallo stesso Generale Vannacci e che ha suscitato un grande interesse e tanta curiosità alla luce anche delle polemiche che hanno accompagnato l’uscita del libro. Oltre alle polemiche però, l’autore del libro viene ora raggiunto anche da gravi intimidazioni che si verificano a Sala Consilina, nel centro più popoloso del Vallo di Diano, dove ignoti hanno pensato di utilizzare la sede di Fratelli d’Italia per dar voce alle loro minacce.

E così lo scorso giovedì 28 dicembre sulla vetrina della sede del partito è apparsa la scritta “Uccidiamo Vannacci” che incita proprio all’assassinio del generale. Una vicenda che è stata subito denunciata alle forze dell’ordine con i Carabinieri che hanno avviato le indagini per individuare i responsabili della scritta minacciosa. In attesa di scoprire gli autori del misfatto, il coordinatore del Vallo di Diano di Fratelli d’Italia, Francesco Bellomo, interviene sull’accaduto criticando duramente in particolare quanti, dopo la vicenda, non hanno manifestato alcuna condanna sull’accaduto e sulle minacce verso chi, come Vannacci, ha come unica colpa, quella di aver espresso le sue opinioni. Anche il vice ministro Edmondo Cirielli e il senatore Antonio Iannone hanno espresso solidarietà per quanto accaduto a Sala Consilina.

“Sicuramente Vannacci non è uomo di Fratelli d’Italia – riferisce Bellomo – quindi non capisco il motivo di questa scritta sulla vetrina della nostra sede. Mi chiedo da cosa scaturisca tanto odio contro il generale Vannacci, uomo disciplinato e marziale, colpevole esclusivamente di aver espresso le sue opinioni in un libro autoprodotto. Mi rendo conto che accuse, offese, vilipendi di ogni genere sono all’ordine del giorno per i pasdaran della libertà, schiavi del perbenismo militante che osteggia chiunque sia contrario al pensiero unico”. A tal proposito Bellomo si chiede anche come mai non si registrano interventi a difesa di un diritto, come quello della libertà di espressione costituzionalmente garantito soprattutto da chi ha sempre inneggiato alla libertà.

“È forse Vannacci vittima illustre da immolare sull’olocausto dell’antifascismo militante? – dichiara il coordinatore di Fratelli d’Italia – Noi abbiamo sempre sostenuto la libertà collegata al concetto di dovere e non celata dietro mani anonime che nell’ombra scagliano pesanti minacce fisiche che riecheggiano roboanti nella gran cassa degli anni di piombo, quando l’uccisione di chi la pensava diversamente veniva inneggiata nelle piazze come reato impunibile”. Un silenzio che, per Bellomo, non si sarebbe registrato se il messaggio fosse stato destinato a qualche appartenete a minoranze tutelate in questa epoca. “Il doppiopesismo – conclude – la fa da padrone e quindi il benemerito generale può placidamente morire sotto i colpi di baionetta di chi è democraticamente detentore di false verità”.

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