Rapporto DIA: sul Vallo di Diano confermato l’interesse di clan da varie regioni

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Ancora una volta la Direzione Investigativa Antimafia, testimonia e dunque conferma l’interesse di organizzazioni criminali per l’area del Vallo di Diano. Resta dunque confermata la posizione di cerniera per i clan malavitosi. La conferma arriva dall’ultima relazione semestrale che la DIA ha presentato al Parlamento, in cui vengono riferite le condizioni di ciascuna area italiana.

La Campania resta tra le Regioni maggiormente attenzionata dalla Direzione Antimafia e, il Vallo di Diano, come confermato nel rapporto, resta territorio di conquista per i clan della Basilicata, Calabria e naturalmente della Campania, vista la collocazione centrale dell’area. Le attività illecite per il Vallo di Diano si focalizzerebbero sul traffico illecito di carburanti e infiltrazioni in settori nevralgici dell’economia locale. Turismo e spaccio di sostanza stupefacente sarebbero invece le attività illecite maggiormente attive nell’area costiera del Cilento. Il rapporto della DIA suddivide il salernitano in 4 macroaree che sono: Salerno Città, Agro-Nocerino-Sarnese, Piana del Sele, Cilento. Nella città di Salerno resta confermata la presenza egemoniaca del clan D’Agostino, nonostante i tentativi di altre organizzazioni malavitose di insinuarne il potere. Tra questi ultimi, ad emergere in particolare è il clan Stellato.

Anche l’area dell’Agro-Nocerino-Sarnese, non sarebbe immune dalla presenza di clan malavitosi ma, piuttosto, risulterebbe anche favorita dalla presenza di clan per la vicinanza con il napoletano. Non è raro, infatti, accertare l’ingerenza di clan partenopei nelle aree del salernitano. Non sono rari infatti i casi di presenza di clan operanti nelle aree di Castellammare di Stabia o Pompei che estendono la loro influenza anche nelle aree dei comuni di Scafati, Pagani e Nocera Inferiore. La Piana del Sele, secondo quanto riportato nel rapporto semestrale della DIA relativo al primo semestre del 2023, per la sua vocazione agricola e di allevamento, nonché della trasformazione dei prodotti derivanti da tali settori, risulta tra le aree di interesse per attività illecite legate al favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione ed in particolare allo sfruttamento lavorativo.

Il Cilento, quarto contesto territoriale analizzato dalla DIA, non presenterebbe, secondo il rapporto la presenza di organizzazioni criminali camorristiche autoctone ma, come si legge nel documento: ” la peculiare collocazione geografica favorirebbe l’ingerenza di compagini mafiose provenienti da territori limitrofi che la prediligerebbero per infiltrare settori nevralgici dell’economia legale, le amministrazioni pubbliche locali, allo scopo di condizionarne le scelte, e per il reinvestimento di capitali illeciti. In particolare, il Vallo di Diano – si legge nello specifico nel rapporto – si conferma area di interesse per le consorterie mafiose originarie delle province settentrionali della Campania e delle regioni Basilicata e Calabria”. Inoltre, nel rapporto, viene anche fatta menzione di rapporti esistenti tra esponenti della malavita locale ed il cartello casertano dei Casalesi. Per ciò che riguarda invece l’area costiera del Cilento: “per la sua spiccata vocazione turistica, – si legge nel documento – favorirebbe i reinvestimenti illeciti ed il traffico e spaccio di stupefacenti”.  A ciò si aggiunge anche una presenza documentata di esponenti di clan come i Fabbrocino e i Marandino.

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