“Inosservanza del termine di 60 giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento” di Pietro Cusati

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DURA LEX –Rubrica di informazione Giuridica a cura di Pietro CUSATI

 

UNA RECENTE SENTENZA DELLE SEZIONI UNITE DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SULL’INOSSERVANZA DEL TERMINE DI
SESSANTA GIORNI PER L’EMANAZIONE DELL’AVVISO DI ACCERTAMENTO

La Corte Suprema di Cassazione è al vertice della giurisdizione ordinaria e tra le principali funzioni che le sono attribuite dalla legge fondamentale sull’ordinamento giudiziario vi è quella di assicurare “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni”.
Secondo l’articolo 111 della Costituzione ogni cittadino può ricorrere alla Corte di Cassazione per violazione di legge contro qualunque provvedimento dell’autorità giudiziaria, senza dover esperire alcun appello in materia civile o penale, o contro qualunque provvedimento che limiti la libertà personale. Alla Corte di Cassazione è anche attribuito il compito di stabilire la giurisdizione ,in pratica, di indicare, quando si crea un conflitto tra il giudice ordinario e quello speciale, italiano o straniero, chi abbia il potere di trattare la causa e la competenza, vale a dire, di risolvere un conflitto tra due giudici di merito.
Le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione con la sentenza n.18184 ,del 29 luglio 2013 ,risolvendo un contrasto,hanno deciso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento,decorrente dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni,comporta l’illegittimità dell’atto impositivo. Nella fattispecie trattasi di un avviso di recupero relativo a credito di imposta che L’Agenzia delle Entrate asseriva essere stato indebitamente utilizzato per investimenti in aree svantaggiate,ai sensi dell’art.8 della legge n.388 del 2000. Il contribuente impugnò l’avviso,contestando la legittimità dell’atto innanzitutto in quanto lo stesso era stato emesso prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal rilascio della copia del processo verbale di constatazione. La Commissione Tributaria Provinciale accolse il ricorso,rilevando che l’avviso di accertamento era stato notificato dopo soli venticinque giorni dalla redazione del processo verbale di constatazione e che non era stata in alcun modo indicata la particolare e motivata urgenza che avrebbe potuto giustificare la notifica dell’atto impugnato prima del termine di sessanta giorni previsto dall’art.12 della legge n.212 del 2000.L’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate è stato rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale. Il Giudice d’Appello ha rilevato che l’avviso di recupero del credito di imposta è ”un tipico atto di accertamento” in quanto le attività di accertamento sono qualificabili come ”quel complesso di attività poste in essere dall’Amministrazione Finanziaria per controllare il verificarsi o meno della fattispecie legale”,e nel caso in esame l’Agenzia delle Entrate aveva effettuato una fase ispettiva tendente ad accertare la sussistenza dei presupposti voluti dalla legge perché il contribuente fruisca del diritto al credito. La Commissione Tributaria Regionale con la citata sentenza ha concluso che l’emissione dell’atto impositivo prima del decorso di sessanta giorni dalla fine delle operazioni ispettive”ha palesemente violato il diritto del contribuente a difendersi,privandolo di un grado di valutazione delle sue ragioni,senza che ne ricorressero validi motivi”.Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione ,sulla base di un unico motivo. Infine la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione,con ordinanza ha rimesso gli atti al Primo Presidente della Suprema Corte per l’eventuale assegnazione alle sezioni unite,osservando che il tema degli effetti del mancato rispetto del termine dilatorio in esame ha dato luogo a decisioni difformi nella giurisprudenza della sezione .Le sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in applicazione del principio che il termine dilatorio de sessanta giorni è posto a garanzia del contribuente sottoposto a verifiche fiscali.
Pietro Cusati- Direttore Amministrativo del Ministero della Giustizia , Giudice Tributario
Giornalista-Pubblicista
pietrocusati@tiscali.it

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