Province, qualità della vita. Per il sole 24 ore, Salerno, è al 105° posto

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Non l’ha presa per niente bene la provincia di Salerno. Proprio non va giù quel 105esimo posto attribuito dalla classifica de Il Sole 24 Ore che come ogni anno punta a monitorare la qualità della vita delle province italiane. All’indomani della divulgazione dell’analisi, la provincia campana molto estesa, tira i remi in barca e fa il punto della situazione prendendo in considerazione i punti chiave critici messi in evidenza e sui adesso punta a migliorare.

Per il quotidiano economico su 110 province italiane è Belluno l’area dove si vive meglio mentre Caserta è quasi fanalino di coda, Taranto è al penultimo posto, e Reggio Calabria al terzultimo chiude Vibo Valentia. In generale la Campania non è messa benissimo. Rispetto al 2016 perciò Salerno si classifica alla posizione 105, male la provincia di Napoli alla posizione 107. E per restare in Campania, Avellino occupa la 102esima posizione, Benevento si posiziona al 95° posto. Suscita clamore Milano che scende alla ottava posizione, Roma è alla 24esima. Torino è al 40esimo.Ricchezza e consumi, lavoro, ambiente e servizi, demografia, giustizia e sicurezza e cultura sono i parametri sui quali si è basata la ricerca de Il Sole. 

Tuttavia da questa edizione vengono considerati anche gli acquisti online, gap retributivo di genere, spesa in farmaci, consumo di suolo, anni di studio degli over 25 e indice della litigiosità nei tribunali. Tra le città più rissose Roma è al 105esimo posto, Napoli al 106, Milano al 92esimo. Salerno qui risulta penultima con 1.964 cause. Qualcuno potrebbe allora dire: nulla di nuovo. In Italia dunque si accentua sempre più il gap tra le zone settentrionali e quelle meridionali che fanno fatica a tenere il passo per una serie di retaggi storici e contemporanei.

Per di più molte province che geograficamente sono posizionate al centro e al nord si piazzano bene in ranking, in demografia e tempo libero. Insomma la classifica de Il Sole induce una serie di riflessioni e a considerare il divario sempre più crescente tra regioni mentre la qualità effettiva della vita sembra essersi adeguata e accomodata seguendo una serie di criteri che di anno in anno fanno mutare il volto delle province.

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