Processo Chernobyl. Le parti civili valdianesi dicono no alla chiusura dell’istruttoria

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Lo scorso 14 febbraio nel corso dell’ultima udienza del processo Chernobyl il Pubblico Ministero Russo ha chiesto di assolvere tutti gli impuntati, 38 (delle quali una deceduta) imputate a vario titolo per lo smaltimento illegale dei rifiuti che ha coinvolto anche terreni del Vallo di Diano. Sulla vicenda intervengono – con una nota stampa – le parti civili valdianesi che si oppongono alla chiusura dell’istruttoria. Ripercorrendo l’udienza le parti civili sottolineano come “sono state le “gravi carenze probatorie” e un evidente “scarso quadro probatorio” ad indurre “necessariamente” il Pubblico Ministero Russo a chiedere l’assoluzione degli imputati”. Il PM Russo ha precisato che “manca agli atti la prova del disastro ambientale”. “In assenza di alcuna prova sul deterioramento, inteso come squilibrio strutturale, e in assenza di un decadimento dello stato e dei luoghi, si deve necessariamente concludere -ha precisato il PM- per l’insussistenza del reato”. Di qui la richiesta di assoluzione.  “Di fronte a questa svolta processuale – scrivono le parti civili valdianesi –  appare quantomeno paradossale la richiesta avanzata dal PM a fine requisitoria, che ha chiesto al Tribunale la trasmissione degli atti ai singoli Comuni, nel cui comprensorio sono situati i fondi interessati dagli sversamenti. I Comuni dovrebbero procedere alle verifiche sui fondi di loro competenza, al di là della responsabilità penale degli imputati, effettuando carotaggi al fine di appurare se tali fondi siano stati, e siano tuttora, inquinati e oggetto di squilibrio ambientali. Tutto ciò al fine -in caso di risposta affermativa- di indurli autonomamente a procedere a eventuali bonifiche e risanamenti”. Al termine dell’udienza hanno rassegnato le loro conclusioni scritte pochissime parti civili, tra le quali la Comunità Montana Vallo di Diano, il Comune di S. Arsenio, il Comune di S. Rufo e il Comune di S. Pietro al Tanagro, tutti rappresentati dall’avvocato Nicola Senatore, il Comune di Sassano, rappresentato dall’avvocato Alfonso Penna, e il Comune di Sala Consilina, con l’avvocato Antonello Rivellese. “Come parti civili ci siamo opposte –conferma l’avvocato Nicola Senatore- alle richieste del PM e alla chiusura dell’istruttoria dibattimentale. Abbiamo insistito affinché il Tribunale disponesse una consulenza d’ufficio sui fondi interessati, al fine di appurare la compromissione, il deterioramento e lo squilibrio funzionale dell’ecosistema, causato dallo sversamento dei fanghi tossici. Una posizione dura, che conferma la nostra ferma volontà di conoscere la verità dei fatti e cosa sia effettivamente accaduto”. La sentenza è prevista per il prossimo 7 marzo.

Giuseppe Opromolla

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