Non è stato un momento di addio al piccolo Samuele, il bimbo di 9 anni affetto da una grave malattia rara che lo ha costretto ad una vita di privazioni e sofferenze continue. Una vita, però, che allo stesso tempo è stata, è e sarà un insegnamento. Ieri, 10 novembre, in tanti hanno partecipato ai funerali del piccolo Samuele Marcelli, celebrati dal Vescovo Mons. Antonio De Luca alla presenza anche dei sindaci di Polla e Auletta, comune di origine della mamma di Samuele Giulia Iannuzzi e del Comandante della Compagnia Carabinieri di Sala Consilina Capitano Veronica Pastori che ha voluto manifestare con la sua presenza il cordoglio e la vicinanza dell’Arma dei Carabinieri alla famiglia del piccolo Samuele. La funzione religiosa, però, è stata soprattutto un momento di intensa riflessione nel ripercorrere la breve ma intensa vita del piccolo Samuele. Un bimbo che, come ricordato da mamma Giulia nel suo saluto ai tanti presenti, ha vissuto una breve vita fatta di tanti “non”. Riflettendoci, però, quei tanti “non” sono stati meravigliosamente sostituiti dall’essenziale che non sempre si è capaci di apprezzare. Samuele pur non potendo fare tante cose e pur tra mille sofferenze continue che non poteva raccontare, aveva però il dono di comunicare con lo sguardo pieno, penetrante, intenso e ricco e con il sorriso brillante, sincero, amorevole facendo capire al mondo che, la vera bellezza dell’essere umano sta nell’essenziale. Ha fatto capire che, le parole servono a poco e vengono spesso utilizzate male e che, la comunicazione tra le persone, a volte, dovrebbe ridursi a semplici sguardi ma sinceri e sorrisi pieni di amore, per sostituire parole e gesti che, troppo spesso, diventano armi. L’ultimo saluto a Samuele ha fatto comprendere come una famiglia, come quella di Samuele con mamma Giulia, papà Giuseppe e il fratello maggiore Antonello, al cospetto di difficoltà e dolori troppo grandi da essere sopportati dal cuore di un essere umano, è invece capace di trasformarli in qualcosa che va al di là della resilienza ma che è difficile da definire. Una famiglia unita nell’amore, nel dolore, nelle lacrime nella sofferenza di anni difficili ma affrontati con una determinazione, uno slancio, una forza e con dei sorrisi disarmanti. La cerimonia funebre nella Chiesa di Cristo Re a Polla non è stata un addio a Samuele ma un nuovo inizio e, soprattutto, una lezione di cui far tesoro: la vita vera sta nell’essenziale e nel poco; l’amore vero non ha bisogno di gesti e di parole; la vera forza sta nell’essere capaci di trasformare il dolore in gioia. Perché seppur breve e accompagnata di difficoltà, problemi, sofferenze, affanni, lotte continue, la vita di Samuele ha avuto ed avrà un significato troppo profondo per vanificare il suo sacrificio ed i sacrifici di una famiglia. Giulia, Giuseppe, Antonello e Samuele, insieme, sono l’esempio di qualcosa che, ad oggi, ancora non ha un nome, perché va al di là del termine resilienza, troppo semplicistico per definire la loro vita. Insieme non hanno semplicemente trasformato il dolore in forza ma sono stati anche capaci di donare e di lottare con la semplicità dei sorrisi sinceri e la dolcezza dei loro cuori. Nella cerimonia religiosa che si è conclusa con una bellissima ninna nanna a Samuele, chi c’era e si è soffermato a pensare, ha capito che Samuele non è morto ma è più vivo di prima e vive nei cuori di chi ha avuto la gioia e la fortuna di vederlo sorridere.




