PNCVDA, proroga dell’accordo per la protezione degli insetti impollinatori

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La tutela dell’ambiente e della biodiversità, passa necessariamente anche dalla tutela degli insetti. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, prosegue dunque con il progetto avviato alcuni anni fa per lo studio delle caratteristiche degli insetti impollinatori e per comprendere quali sono le ragioni che ne hanno provocato in passato la riduzione oltre che per l’individuazione e l’adozione di utili iniziative atte a frenare il fenomeno.

La biodiversità dell’area protetta, infatti, necessità di un ambiente che sia adatto alle specie che lo vivono, sia floristica che faunistica, e, allo stesso tempo, deve impedire che determinate specie possano prendere il sopravvento come altre possano invece scomparire. Un rischio, quello della scomparsa di insetti impollinatori come farfalle e api che, negli anni passati, aveva già reso necessario attivare interventi risolutivi oltre che studi. Un’azione che, l’ente Parco, ha deciso di portare avanti avvalendosi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli con cui è stato stilato un accordo collaborativo nel 2021, finalizzato ad attività di ricerca su Interventi di gestione attiva dell’Habitat di prateria. Un accordo che, nei giorni scorsi, è stato prorogato dal direttore del Parco Romano Gregorio per la sopravvenuta scadenza del periodo di accordo fissato a 16 mesi senza poter però conoscere l’effettivo risultato ottenuto dagli studi.

Nel marzo scorso, infatti, sono stati effettuati gli interventi di recupero degli ambienti prativi ma, per poter conoscere quali sono effettivamente i risultati di tali interventi, è necessario attendere alcuni mesi e svolgere ulteriori verifiche. Da qui la decisione dell’ente presieduto da Giuseppe Coccorullo, di prorogare, fino alla fine dell’anno 2024, l’accordo, in modo da poter proseguire con gli studi finalizzati alla tutela degli insetti impollinatori e, di conseguenza, delle coltivazioni e della salute delle comunità dell’area protetta. Tali tipi di studi, infatti, consentiranno anche di conoscere se, nell’ambiente, sono presenti elementi nocivi che potrebbero provocare danni anche alla salute dei cittadini.

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