Nuove regole UE, il direttore generale della Banca Monte Pruno: “Io non ci sto”

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Il Direttore Generale della Banca Monte Pruno, attraverso la rubrica di informazione economica “Il Punto di Michele Albanese” in cui lo stesso direttore analizza i cambiamenti in atto, non solo economici, accende i fari su un tema molto delicato e che può danneggiare seriamente anche il tessuto economico di piccoli centri come le aree su cui da sempre l’istituto di credito diretto da Albanese opera, impedendo alle banche come la Banca Monte Pruno, di operare laddove è abituata ad operare e di offrire quell’aiuto che da sempre è stata abituata ad offrire.

Albanese si dissocia totalmente dalle norme previste dall’Europa e che entreranno in vigore a partire dal 1 gennaio 2021, i cui effetti non sono ancora stati analizzati. Io non ci sto è il titolo dello scritto in cui il direttore della Banca Monte Pruno mette a conoscenza dei lettori come, dal prossimo anno, la clientela non potrà contare sull’aiuto che l’istituto, sin dalla sua costituzione, ha offerto a sostegno di imprese e famiglie. Il 2021, porterà con se l’entrata in vigore della nuova classificazione europea in tema di inadempienza, caratterizzata da soglie a dir poco irrisorie sia per le imprese che per i privati. Dal primo gennaio sarà sufficiente un’esposizione bancaria pari all’1% o 500 euro perché l’impresa venga inserita tra i cattivi pagatori.

Per i privati la cifra si abbassa ulteriormente e sarà sufficiente un arretrato di 100 euro perché il titolare del conto rientri tra i cattivi pagatori. Insomma il nuovo anno porterà con se anche delle novità che potrebbero rappresentare seri problemi e mettere in crisi intere famiglie, soprattutto visti i tempi difficili che si stanno vivendo e dopo un anno drammatico anche dal punto di vista economico per tantissime imprese che si sono ritrovate a sostenere molte spese ma senza poter contare sui ricavi. Dal 1° gennaio 2021, ricorda Albanese nello scritto, in caso di mancata disponibilità sul proprio conto corrente, i pagamenti automatici, quali ad esempio le utenze, non verranno addebitati, ma restituiti impagati al mittente.

“L’elasticità – scrive Michele Albanese – rappresenta una sorta di prassi operativa che le Banche hanno finora mantenuto, determinata sia da un rapporto di fiducia sia da una conoscenza diretta del cliente e della sua serietà. Oggi, però, qualcosa sta cambiando in maniera molto netta e preoccupante. tali cambiamenti – sottolinea manifestando dispiacere – non vanno a considerare, con la dovuta profondità, ciò che sta accadendo all’economia, in seguito, alla pandemia. Regole dettate e costruite prima del 2020, non potrebbero e non dovrebbero essere automaticamente applicate come se nulla fosse successo. Ormai è sempre più consueto rilevare comportamenti autoritari da parte di Enti regolatori comunitari, i quali non considerano come dietro ogni azione vi sia un effetto che si protrae su persone e realtà economiche; purtroppo, in questo modo, ognuno di noi diventa concretamente un numero, nonostante tutti gli sforzi finora compiuti dal mondo del credito cooperativo di proporre, nel settore, un’offerta differente nei comportamenti e nei modi, senza aver mai creato, nel contempo, grossi e pericolosi default rispetto ad altri. Di questo, come detto, sono fortemente preoccupato”.  

Evidenziando come in un mondo dove il capitale umano perde di valore, come quello a cui ci stiamo avviando, si chiede “Chi potrebbe dare ascolto a famiglie e imprese in crisi come in questo momento di pandemia?” “Se le risposte sono quelle che oggi ci arrivano dall’Europa, credo che davvero siamo nei guai e mi viene da gridare ad alta voce, richiamando il Presidente Scalfaro, “IO NON CI STO” pur sapendo che nulla conta”.

Anna Maria CAVA

 

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