Il Codacons Vallo di Diano: “L’albero della Legalità cresce solo con i buoni esempi”

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Riceviamo e pubblichiamo da Roberto De Luca, responsabile della sede Codacons del Vallo di Diano

“L’albero della legalità”

Un’istituzione che sia apertamente schierata dalla parte della legalità e che infonda nelle nuove generazioni il senso del giusto vivere nell’osservanza delle regole sociali scritte a tutela di tutti (soprattutto dei più deboli) è un bene prezioso da preservare come un bel dono. Tuttavia, sui temi della legalità le stesse istituzioni devono fare molta attenzione. Infatti, non basta mostrare sensibilità ai temi dell’antimafia o della lotta al crimine in genere; bisogna innanzitutto dare il buon esempio. Citiamo, a tal proposito, due eventi che potrebbero risultare del tutto encomiabili a una prima analisi (se fatta in modo sciatto e superficiale), ma che nascondono risvolti sconvolgenti. Mi riferisco, come primo caso, alla cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Sassano, il 23 maggio scorso, al dott. Catello Maresca della DDA di Napoli, meritevole magistrato che ha dato un valido contributo alla lotta contro i Casalesi. L’evento è stato riportato con enfasi da una parte della stampa locale, mettendo l’episodio in correlazione con l’anniversario dell’efferata strage di Capaci del 1992, per la giustissima corrispondenza delle date. Il secondo caso è dato dall’intitolazione del parco di Silla ai giudici Falcone e Borsellino. Due gesti carichi di significato formale, ma che difettano – nella sostanza – dell’esempio concreto di cui dicevamo prima.

E veniamo alle cose che sconvolgono chi scrive (ho sopra usato, non a caso, un aggettivo che descrive questo stato d’animo). Per quanto riguarda la cittadinanza onoraria conferita al giudice Maresca, avevamo già segnalato allo stesso nel dicembre del 2011, con una lettera aperta alla quale non è stata mai data risposta, il rischio di trovarsi a dover accettare la cittadinanza da parte di un Comune che ha appaltato a una ditta di Casal di Principe (CE) le opere di una zona industriale su di un sito di pregio ambientale, il boschetto paleo-palustre in località Ponte Cappuccini. Questa brutta storia (vedi http://robertodeluca.blogspot.it/2011/11/una-brutta-storia.html e anche http://www.giornaledelcilento.it/it/silla_di_sassanoapprofondite_inchieste_giornalistiche_sul_boschetto_paleo_palustre.html ) è stata tutta narrata sul blog personale sul quale mi onoro di scrivere, a dispetto dei potenti di turno, e sulla stampa locale, con la compostezza e il decoro che si addice ad ogni buon cittadino. Questa coincidenza, alquanto strana, è accompagnata – per quanto ci è dato sapere – da altrettanto strani eventi collegati con la fine dei lavori (semmai si possono definire tali) della cosiddetta zona PIP, costata all’erario circa 900mila euro e di cui possiamo vedere lo stato semplicemente recandoci sul posto. Ma non basta, in questa strana vicenda entra in scena una società cooperativa (La Betulla) popolata da un ex senatore della Repubblica italiana, da ex sindaci, ex vice-sindaci, ex assessori, ex e attuali consiglieri, politici di ogni fatta e – “dulcis in fundo” – da un giudice di pace, tutti del Vallo di Diano, ma di Sassano in maggioranza. E proprio l’ex senatore, legale rappresentante di questa società, sta adesso affrontando un processo penale presso il Tribunale di Lagonegro per “appropriazione di suolo pubblico” proprio in quell’area, nel boschetto paleo-palustre. La prossima udienza si terrà il 22 luglio 2014. E così, mentre ci si interessa di Cosa Nostra, si tralasciano le cose di Casa Nostra. Infatti, nonostante a denunciare le possibili irregolarità rilevate nel boschetto paleo-palustre fosse stata l’associazione che rappresento, solo il Comune di Sassano è stato individuato, dall’ex Procura di Sala Consilina, come parte offesa. Il Comune di Sassano, tuttavia, non si è costituito parte civile nel processo; noi l’avremmo fatto, se ci fosse stato riconosciuto lo status di parte offesa (siamo, dopotutto, un’associazione a tutela dell’ambiente). Non si è costituito il Comune, nononstante la Guardia Forestale abbia rilevato per mezzo di fotografie dall’alto, e quindi senza tema di smentita, che “sono stati distrutti circa 2000mq di bosco” e nonostante un ex senatore della Repubblica Italiana sia stato accusato di “appropriazione di suolo pubblico” in un luogo che qualcuno ha definito “malsano” e che, invece, costituisce una delle poche testimonianza residue di una macchia mediterranea autoctona, retaggio della natura paludosa della vallata. Bazzecole, direte, di fronte agli interessi di qualche “prenditore” locale. E bazzecole devono purtroppo essere per chi è costretto a chinare il capo ai potenti che popolano le nostre aree interne e a non poter fiatare su queste vicende. Alcuni, addirittura, sono ormai organici proprio a questo potere che, nel 2005, ha avuto l’ardire di presentare una lista unica alle amministrative.     

Il secondo evento che sconvolge lo scrivente è l’intitolazione del parco di Silla ai giudici Falcone e Borsellino. Chi scrive dovrebbe essere immensamente felice di ciò, abitando a pochi passi dal parco stesso ed essendo stato, nel passato, promotore di giornate commemorative delle vittime delle mafie. Eppure, la notizia mi riempie di tristezza e mi sconvolge. Devo premettere che posso vantarmi di essere stato l’ispiratore dell’opera perché, come assessore (durato in carica due mesi nel 1996 a seguito di mie stesse dimissioni), ho iniziato l’iter amministrativo di riappropriazione, da parte del Comune di Sassano, dei suoli occupati – in modo più o meno legittimo – da privati. Si deve sapere che su quel suolo sorgevano degli scheletri in cemento armato, successivamente abbattuti per far posto al parco. Ma già negli anni in cui questo parco veniva alla luce, allora non più assessore, ponevo dei seri dubbi sul modo in cui questi lavori venivano svolti. Tant’è che l’allora direttore dei lavori – forse riconoscendo qualche incongruità rispetto al progetto stilatoe certamente di propria iniziativa – lasciò l’incarico affidatogli dal Comune. E possiamo immaginare quali siano state queste incongruità.

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La salute dell’albero nella foto e gli spuntoni di ferro che ancora oggi si vedono apparire nel fiume Cavarelli, corso d’acqua martoriato da un inquinamento che non si riesce a debellare, nonostante le acque di questo corso d’acqua lambiscano l’edificio in cui è collocato il plesso della Scuola dell’Infanzia e della Scuola Primaria di Silla, ci fanno arguire che parte dei manufatti in cemento armato che preesistevano al parco furono smaltiti in loco.

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Sotterrati, semplicemente, sotto quel manto di verde e quelle pietre che costituiscono il parco di Silla, e in parte posti ad argine del fiume, così come incontrovertibilmente denunciano la foto scattata nei pressi delle Scuole di Silla. Ecco, se queste cose non destano più la meraviglia di alcuno, io resto profondamente scosso da quanto raccontato e da quanto vedo sta accadendo. Ho conosciuto i fatti, ho conosciuto i luoghi, ho documentato e denunciato, per quanto ho potuto, tutto sul mio blog e in alcune occasioni pubbliche. Assistere a operazioni di questo tipo, tuttavia, è fin troppo da sopportare. Vedere arrivare i Carabinieri non per indurre il Comune a bonificare l’area e a disinquinare definitivamente il fiume Cavarelli, ma per suonare bella musica (sicuramente), è troppo per un cittadino che si possa definire tale.

L’operazione che si farà da parte di alcuni, tuttavia, sarà di far credere un marziano chi scrive cose di Casa Nostra mentre, facendo finta di nulla, ci si occuperà solo di Cosa Nostra. Altri diranno che non c’erano nel 2005 (ma erano tutti presenti nel listone, chi palesemente e personalmente, chi per interposta persona, chi come sostenitore). Altri ancora diranno che sono legittimati ad amministrare come meglio credono. Altri faranno semplicemente da megafoni perché le note della fanfara arrivino fino a Roma, a futura memoria. Ma la Verità, quella, non può essere fatta a pezzi, da nessuno, in nessun luogo.

Roberto De Luca-Responsabile sede CODACONS Vallo di Diano

DIDASCALIE

FOTO 1   L’albero della legalità: nonostante siano trascorsi circa quindici anni dal momento in cui l’albero è stato piantato, si nota che lo stesso non solo non cresce, ma è anche visibilmente malato. In secondo piano nella foto viene ritratto anche un secondo albero, minimamente più in salute del primo. Da non confondere il fogliame dei due alberi che, a quanto a tasso di crescita, sono rimasti al momento del trapianto. Sullo sfondo il plesso della Scuola dell’Infanzia e della Scuola Primaria di Silla.

FOTO 2   Materiale di risulta utilizzato come sostegno all’argine nel Parco di Silla: sono visibili spuntoni in ferro all’interno del cemento armato a diretto contatto con l’acqua.

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