Economia, il 2017 anno positivo per l’export. Importante investire in esportazione

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Cosa aspettarsi per questo 2017 in termini di economia, di imprese, di credito, di commercio. Gli ultimi dati dell’Istat indicano una flessione dell’export per il nostro Paese, tra ottobre 2015 e lo stesso mese del 2016 pari al -2,2%. A causare il rallentamento delle esportazioni è stata soprattutto la performance negativa delle vendite verso i Paesi al di fuori dell’Unione europea, per le quali l’Istat ha registrato un calo del 2,4% contro il +2,4% dell’export intra-Ue. Insomma, per l’export il 2016, non sembra essere stato l’anno migliore. Eppure, nonostante le dinamiche più recenti, le stime appaiono fiduciose. Il Sace, Gruppo Assicurativo-Finanziario per l’export credit, per esempio, prevede una crescita per il 2017 di un +3,8% ed un +3,9% per l’anno a seguire. Il valore complessivo nell’export per l’Italia è di 414 miliardi di euro e tra i principali partner commerciali troviamo la Germania al primo posto, la Francia al secondo e gli Stati Uniti a chiudere il podio. Insomma, un messaggio chiaro: è dall’export che dobbiamo ripartire. “Dobbiamo puntare sull’internazionalizzazione dei nostri prodotti migliori, le eccellenze del nostro territorio” così ha commentato il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca, al quale abbiamo chiesto un suo commento sul nuovo anno. “Penso alle tante eccellenze dell’agroalimentare – ha aggiunto De Luca – credo sia il momento di strutturale in un’unica piattaforma di vendita, che curi i rapporti con il mercato estero, le produzioni del lattiero-caseario; penso al settore agricolo ma anche al manifatturiero. Una spinta necessaria al settore calzaturiero; un progetto di larga scala che metta insieme le produzioni della falegnameria di qualità. Qui, in questo territorio ve ne sono tante di piccole aziende che producono eccellenza, penso alla Sidel di Buonabitacolo, ad esempio. Occorre puntare su alcune produzioni di tipicità: incentivando ad esempio il radicamento della produzione del “fagiolo di Casalbuono” estendendo la produzione a tutti i paesi del basso Vallo di Diano – ha aggiunto ancora De Luca – e poi bisogna coinvolgere l’Università di Salerno che in questo territorio deve investire in energie mentali e progettuali. Penso ad esempio alla costituzione di start-up fatte di giovani valdianesi che a Salerno studiano e che possano trovare in questo territorio l’applicazione delle loro idee con il supporto della politica locale. Un solo esempio: Il CEA di Sanza, struttura lasciata all’oblio per troppi anni, è opportuno che venga data in uso all’Università di Salerno per poter attivare percorsi di formazione e sviluppo di start-up mirate al turismo, all’ambiente ed al paesaggio. Insomma sono solo spunti, sia chiaro, ma occorre attivare un confronto immediato sul futuro. Un futuro che è già presente e che rischia di essere già passato” ha concluso il direttore generale della BCC di Buonabitacolo Angelo De Luca.

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