Canile comprensoriale, un progetto che stenta a decollare

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Il Canile comprensoriale non parte se i Comuni, tutti, non firmano la convenzione con il gestore Diano Project. Della cosa si è discusso la scorsa settimana alla Conferenza dei Sindaci del Vallo di Diano.

La proposta di contratto era stata prima inviata alla Comunità Montana e ai singoli Enti perché l’analizzassero e poi potessero decidere durante la riunione. In cui non sono mancate le perplessità di alcuni Comuni. Così così come è emersa la necessità di modificare alcuni aspetti della convenzione, ad esempio – è venuto fuori – si possono “pretendere” più servizi dall’Asl che ha più responsabilità alla luce della nuova recente legge regionale, dello scorso aprile, in materia. Tutto ciò lascia presagire che l’impasse del Canile comprensoriale è ancora lontana dall’essere risolta e il progetto lontano dal vedere la luce a breve.

Alla Conferenza dei Sindaci, la scorsa settimana, c’erano i rappresentanti della Società a illustrare per sommi capi le caratteristiche del contratto. Che prevede due tipi di prestazioni e quindi due diverse tariffe: le tariffe base che variano, da Comune a Comune, a seconda del numero di abitanti (un criterio non deciso dal gestore ma che ha fatto storcere il naso ai Comuni più popolosi, ecco le perplessità di Sala Consilina e Teggiano) e serviranno a coprire una serie di attività dal mantenimento della struttura, alla cattura e all’accoglienza dei cani, alla collaborazione con l’Asl per la parte sanitaria. In tale tariffa sono compresi anche i primi 30 giorni di permanenza del cane nella struttura, trascorsi i quali l’animale passa nei box di lunga permanenza e a quel punto scatta un’altra tariffa (circa 3euro al giorno).

Nelle intenzioni del gestore e della Comunità Montana – è stato ribadito più volte – si lavorerà per cercare di evitare la lunga permanenza. Quello che sta per nascere sarà un canile dinamico e non un rifugio. Quindi sarà fondamentale la collaborazione con le associazioni per alzare il tasso di adottabilità, non è disdegnata neanche l’ipotesi di immissione del randagio, vaccinato e sterilizzato, sul territorio. Ecco quindi che è necessaria la partecipazione di tutti i Comuni al progetto che deve coprire l’intero territorio per non vanificare gli sforzi.

Va detto che vi è un obbligo per tutti i Comuni di avere un canile, obbligo disatteso dai Comuni del Vallo di Diano che hanno delegato la Comunità Montana nella realizzazione di una struttura comprensoriale. Divenuta, da quel momento, sua croce e delizia. L’Ente montano infatti – come ha spiegato il presidente Accetta – si è trovato a dover gestire un progetto senza averne obbligo, competenze e soprattutto risorse. Si è fatto carico di realizzare l’opera, quando non è stato più capace di sostenere il progetto è stato deciso di darlo in concessione: una sola impresa ha risposto alla gara. L’opera, di proprietà della Comunità Montana, è stata completata da privati con project financing. L’attuale gestore, che se ne occuperà per 20anni (a partire dal 2016), ha presentato ora la convenzione che spera firmino tutti gli Enti. 

Rosa ROMANO

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