Buccino. Prete (Confindustria) avverte il Sindaco: “La variante urbanistica potrebbe ledere gli imprenditori”

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Il Comune di Buccino dallo scorso fine anno ha avviato l’iter per trasformare l’area industriale in area agroalimentare. In questa direzione lo scorso febbraio la giunta ha dato indirizzo all’ufficio tecnico per procedere alla variante urbanistica che rappresenta l’unica forma di “potere” che il comune può esercitare sull’area gestita da consorzio Asi. Consorzio che ha messo a bando alcuni lotti dell’area industriale e tra questi quello da 50mila metri quadri dell’ex Metalli e Derivati su cui si sarebbe concentrata l’offerta delle Fonderie Pisano per delocalizzare l’azienda attualmente a Fratte.

Dall’area del “Cratere” il no alle Fonderie è stato da subito netto e chiaro, un no che – come affermato più volte dal sindaco Parisi – “non è precostituito. Queste zone industriali – ha sottolineato ieri in un’intervista a “La Città” – sono state costruite sui bacini idrici, in un ambiente naturalistico molto fragile e a vocazione territoriale agricola. Per costruire la zona industriale di Buccino fu spostato letteralmente il letto del fiume, e sotto la zona industriale vi è un bacino idrico che alimenta il fiume Bianco e che a sua volta finisce nel fiume Tanagro e poi nel Sele e sappiamo bene cosa rappresenta il Sele per l’intera Piana del Sele”. Tuttavia in una missiva inviata al primo cittadino il presidente di Confindustria Salerno Andrea Prete ha chiesto di non effettuare la modifica della destinazione d’uso manifestando la preoccupazione “di numerose aziende operanti nell’area industriale interessata” che vedrebbero cosi “lesi i propri diritti”. Il presidente Prete ha chiesto inoltre di “riconsiderare la delibera assunta per non penalizzare le attività e i livelli occupazionali tenendo presente che conseguenti effetti e i danni occupazionali sarebbero ascritti da quanto deliberato dal Comune”.

Dalle colonne de “Il Mattino” di oggi il primo cittadino Nicola Parisi è stato chiaro: “chi sta producendo in questo momento, è pienamente tutelato perché il preesistente non si mette in discussione, non si tocca, ma non ha neppure intenzione di modificare i propri assetti”. Come sottolineato al “La Città” “avere la presenza di un’azienda – come quella chimica che è impattante sul territorio – è un conto, in quanto già è monitorata, averne due, invece, diventa ancora più pericoloso. È un rischio che – sottolinea Parisi – il territorio non può consentirsi e dobbiamo tutelare pure le altre aziende agroalimentari esistenti, che trasformano prodotti agricoli, ed evitare che vadano via. Intanto l’attesa per conoscere la natura del progetto presentato dalle Fonderie Pisano dovrebbe concludersi la fine del mese.

Giuseppe Opromolla

 

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