Agropoli, si torna alle urne: il Tar ha accolto il ricorso del consigliere Pesce

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Ad Agropoli si torna al voto e l’attuale sindaco Roberto Mutalipassi, sarà commissariato in attesa di nuove elezioni a cui parteciperanno le liste così come composte nella tornata elettorale del 2022. I giudici del TAR hanno infatti accolto il ricorso del consigliere Raffaele Pesce, presentato all’indomani dell’esito delle elezioni con la decisione del Tribunale amministrativo che ha dunque stabilito il ritorno alle urne anche se non sono ancora note le modalità.

Si dovrà attendere 10 giorni circa per la presentazione delle motivazioni della sentenza da cui emergerà anche se il ritorno al voto coinvolgerà l’intera cittadinanza oppure se saranno chiamati nuovamente ad esprimere le loro preferenze solo gli elettori delle sezioni interessate dalle verifiche che hanno portato a far emergere delle incongruenze. Pare comunque ormai certa l’arrivo ad Agropoli di un commissario prefettizio anche se, probabilmente, si attenderà la pubblicazione delle motivazione e, di conseguenza, anche di capire in che modalità si svolgeranno le elezioni che, di certo, coinvolgeranno nuovamente tutti i candidati della scorsa tornata elettorale, nonostante lo scenario politico sia notevolmente modificato con alcuni dei candidati  che, alle elezioni del giugno 2022 avevano ottenuto seggi all’opposizione, sono poi passati a sostenere la maggioranza, tra cui anche la candidata sindaca della lista avversaria che oggi si trova a sostenere il sindaco Mutalipassi.

La decisione del TAR è stata subito commentata dal consigliere Pesce: “È il primo grado, – ricorda il consigliere ricorrente – e benché il dispositivo depositato sia esecutivo, siamo in attesa delle motivazioni entro dieci giorni dall’udienza. Per quella che è stata l’evoluzione del processo amministrativo sono tranquillo e fiducioso. Ho adito la giustizia amministrativa – spiega – per arrivare alla verità, non per attribuire colpe e responsabilità, non è il Tar, d’altra parte la sede. Non si è trattato di una decisione di alcuni amici al bar, come si vuole lasciar credere in alcuni post, a mio avviso irrispettosi delle istituzioni, ma di una decisione di un Collegio giudicante che ha demandato la verifica delle schede ad una commissione prefettizia presieduta da un Vice Prefetto, ed ha impiegato più di in anno per una decisione accurata e non superficiale.  Qualcuno – continua Pesce – parla di “parte lesa”, di persona offesa, dall’operato dei presidenti e dei componenti dei seggi, gli stessi che proclamava di difendere a spada tratta”.

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