Teggiano, il 10 febbraio l’ass. Amodiamo organizza “Il mio nome è mai più” contro ogni forma di odio, violenza e discriminazione

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Nel 2005, dopo che il Parlamento italiano il 30 marzo 2014 la portò alla luce, si inizia a conoscere una pagina di storia per oltre mezzo secolo nascosta: le foibe ovvero l’eccidio degli italiani non comunisti da parte delle truppe del generale Tito gettati nei grandi inghiottitoi carsici avvenuti a partire dal 1943. Per non dimenticare e mantenere sempre viva la memoria non solo delle vittime delle foibe ma più in generale delle vittime di odio, violenza e discriminazione, l’associazione AmoDiano ha organizzato per il prossimo 10 febbraio a partire dalle 18 presso il centro parrocchiale Pier Giorgio Frassati a Prato Perillo di Teggiano un incontro dal titolo “Il mio nome è mai più – contro ogni forma di odio, violenza e discriminazione”. L’evento, dopo i saluti iniziali del presidente dell’Associazione AmoDiano Maria Rita Di Sarli, vedrà gli interventi di Morena Pietro Francesco, sopravvissuto della Seconda Guerra Mondiale, Giuseppe Morello, nipote di Giuseppe Morello vittima delle Foibe, Rocco Cimino, docente di Storia e Filosofia, Giuseppe Rinaldi, Docente di Storia e Filosofia, Giancarlo Guercio, Dottore di Ricerca presso l’Università di Salerno, Filomena Vitale, psicologa e psicoterapeuta.

L’incontro sarà concluso dall’intervento del vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro Mons. Antonio De Luca. Sulla strage delle foibe si conserva tuttora un velo di omertà e silenzio ma per le popolazioni di quei territorio il ricordo è vivo e indelebile. Furono tantissimi gli italiani che per sfuggire alla morte furono costretti a emigrare nelle Americhe. Molti si rifugiarono nell’America Latina dove ogni anno dedicano una giornata al ricordo di quei terribili fatti che hanno colpito gli italiani.

Giuseppe Opromolla 

 

 

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